Google Glass e musei, un fidanzamento possibile

La realtà aumentata migliorerà l'esperienza cognitiva dell'arte?


La percezione che la maggior parte delle persone ha dei Google Glass è distorta, spesso esagerata, così gli ultimi film di fantascienza ed il continuo evolversi della tecnologia hanno modificato terribilmente le nostre aspettative, gli effetti speciali straordinari sono diventati effetti normali ordinari.

Qualche giorno fa sono stato invitato a partecipare ad un Tour a Venezia, guidato e documentato attraverso un'applicazione che fa uso dei famosi occhiali e ho deciso di condividere le mie impressioni:

Un prodotto di alta tecnologia deve essere semplice nell'utilizzo, ma soprattutto ci si deve dimenticare subito di averlo addosso, esaltando i contenuti, altrimenti l'entusiasmo iniziale viene presto sostituito dalla noia. I Google Glass sono e restano uno strumento, è l'attività dei programmatori nel tirarne fuori le capacità di comunicazione che rende l'esperienza dinamica e utile.

Non ho intenzione di raccontarvi il tour, poiché il video lo descrive perfettamente, vi basta pensare che al posto della signorina ci sia io, il percorso è stato lo stesso e l'esperienza è ben documentata.


Durante la prova non mi sono limitato a provare il giocattolo tecnologico, ho cercato di scoprirne le funzionalità, ne ho testato i limiti, ho fatto corsette improvvise, voltafaccia repentini, ma soprattutto un mare di domande; il mio interesse era chiaro, poter replicare l'esperienza in un contesto diverso, un museo all'aperto ad esempio, come il +FUSEUM Centro d'arte e parco museale di Brajo Fuso.

Gli occhiali funzionano, in modo semplice e restituendo esattamente quello che promettono, senza baracconate, non distraendo l'utente, ma migliorandone l'esperienza, soprattutto se il luogo oggetto della visita è stato correttamente georeferenziato e documentato in fase di programmazione; nel caso di Ok Venice il lavoro svolto è stato eccellente, tanto che più che documentare i luoghi della visita, si viene guidati a scoprire dettagli che ad occhio nudo passerebbero certamente inosservati.




Una corretta implementazione del software accompagnata da un'approfondita conoscenza dei contenuti, permettono di organizzare un percorso di Storytelling che può portare ad un'esperienza Transmediale, in un puzzle di informazioni che derivano da media diversi e portano a raccontare un'unica storia.

Ritengo che i musei rappresentino il luogo migliore dove sviluppare un'applicazione legata ai Google Glass, in quanto la concentrazione necessaria a seguire le istruzioni e le informazioni derivanti dal device, in un ambiente esterno sono troppo disturbate dalla vastità dell'orizzonte, mentre al chiuso, il limite degli spazzi permette di costruire un percorso guidato più agevole e soprattutto più semplice da pensare per chi lo implementa.


L'aspetto economico va considerato, perché l'acquisto degli occhiali non è sufficiente a produrre un risultato soddisfacente e i lavori di:
  • Programmazione
  • Scelta dei contenuti
  • Implementazione dei contenuti
  • Geolocalizzazione
  • Test
andranno ad incidere del 1000% sul costo del device, quindi sarà importante capire se vi sia effettivo beneficio nell'utilizzo. Un Museo all'aperto, dove l'inserimento di contenuti esplicativi, tanto analogici, quanto digitali, può essere problematico è certamente un buon punto di partenza, per superare tecnologie ormai datate come l'utilizzo dei QR code.

Ringrazio +Mara Gotti in rappresentanza di tutto il team di Ok Venice per avermi invitato, +Daniela Buglione e +Marinella Scarico che si sono confrontate con me dopo aver provato la stessa esperienza.

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