Facebook, è giunto il momento di abbandonarlo?

Facebook è il Social Media più diffuso, ma forse non è obbligatorio esserci!


Non amo Facebooknon l'ho mai amato, ma la mia presenza online, per ora non può prescinderne, non ne amo l'apparente semplicità, lo si può usare facilmente, rendendolo di fatto accessibile a chiunque, ma rendendo difficilissimo gestire la coerenza tematica del flusso d'informazioni.
Inizialmente, cercai di traghettarci i miei followers preferiti da Twitter, per utilizzare un ambiente più amichevole con le persone più stimolanti, ma non è bastato. Quelle stesse persone hanno comportamento ed atteggiamento molto diversi, in ciascuno dei due SocialMedia e non solo per ragioni di metrica differente. Per come è strutturato, grazie all'Edge Rank, viene premiata l'interazione che aumenta di molto la visibilità dei post, che però è facile da ottenere con poco sforzo e molto spettacolo.
L'estremizzazione di questo concetto porta le persone a pubblicare contenuti di sicuro effetto visivo, ma di scarso valore, fino ad arrivare a manifestazioni di dubbio gusto, spesso mascherate da un concetto pericolosissimo: provocazione!
In occasione delle ultime elezioni, ho visto diversi soggetti scrivere: "se hai votato per questo o quello, toglimi dagli amici". Mi domando: Dov'è finita la libertà di pensiero? E soprattutto: direbbero la stessa cosa a voce alta al proprio gruppo d'amici?
Ho cercato di darmi delle risposte, ma non ho ottenuto granché, così in un giorno di particolare sconforto ne ho parlato su twitter. Quattro amici hanno risposto al mio appello, ma ho ritenuto più corretto invitarli ad argomentare in un post condiviso, buona lettura.

Maledizione Facebook

La mia esperienza su Facebook è iniziata a fine 2008, per pura curiosità, e è finita a maggio quest'anno, per puro fastidio.

Mi sono chiesto più volte per quale motivo la gente perda tempo su Facebook e la risposta era già contenuta nella domanda: per perdere tempo. Vorrei quindi tracciare un profilo di quello che forse è il più famoso dei social media, secondo il mio punto di vista.
    Su Facebook manca democrazia: non c'è rispetto per le idee altrui. Non puoi condividere ciò che altri non apprezzano, altrimenti sei criticato aspramente. Ho visto parecchi miei contatti scrivere nella loro bacheca “Se hai votato per Tizio, allora toglimi dagli amici”. Ma cosa significa? Non è forse libero il voto in Italia? Non c'è forse libertà di pensiero? Non è forse questa la stessa gente che scende in piazza per difendere la libertà?
    Facebook è una bolgia di contenuti: ma nessuno di qualità. Non ho mai imparato nulla su Facebook, a differenza invece di Twitter. La maggior parte delle condivisioni riguarda le solite bufale, le solite volgarità, i giochi e tutte quelle idiozie che ho classificato come “roba da Facebook”, perché davvero non trovo altra classificazione.
    Su Facebook c'è poca interazione: e parlo dell'interazione che genera discussioni che fanno riflettere, non il botta e risposta scherzoso sull'ultima scemenza pubblicata.
    Facebook è il social medium dello svago: non ho visto altro in tutti questi anni. La gente sta lì per tutto fuorché per fare social networking. E work significa lavoro, non svago.
    Facebook è l'anti-realtà: se non ci sei, allora non esisti. E l'ho provato sulla mia pelle. Gente che mi chiede che fine ho fatto perché non mi vede più su Facebook. Ma io sono qui, dove sono sempre stato.
    Su Facebook nessuno legge: se condividi un post, gli utenti si fermano al titolo e cliccano su Mi piace. Ma questo avviene anche su Google+. Ho però l'impressione che su Facebook il tasto Mi piace e quello della condivisione siano molto amati, ma senza discernimento.
Consiglierei a un'azienda di creare una fan page su Facebook? Non lo so. Dipende dall'azienda. Non credo che ogni professione e ogni impresa possa trovare in Facebook un canale per migliorare la sua presenza online.

Quello che ho imparato è che su Facebook a nessuno o quasi interessi l'aspetto lavorativo, professionale, formativo anche, ma solo quello ludico e goliardico.

Non sento la mancanza di Facebook. Non ha lasciato alcun segno. È stata solo una parentesi irreale ora svanita.

+Francesca Taioli
Io e Facebook

Mi definisco spesso "novella social addicted" perché fino a pochi mesi fa non utilizzavo nessuno dei social media di cui oggi sono così ingenuamente innamorata.
Avevo resistito strenuamente alla prima ondata connessa all'avvento di Facebook, quando tutti i miei amici si entusiasmavano nel cercare vecchi compagni di scuola, continuando a ripetere che se volevo contattare qualcuno potevo fare una telefonata o inviare un sms, visto che nella mia (storica) rubrica del cellulare c'erano tutti, bastava pigiare un tasto o tutt'al più inviare una mail.
Poi è nato mio figlio e ho conosciuto il mondo della blogosfera, dopo poco è "nato" anche il mio blog e... sulla mia strada ho incrociato Twitter. È stato amore al primo cinguettio.
L'immediatezza di Twitter mi ha conquistata, io che sono una logorroica sono riuscita a "contenermi" in 140 caratteri e piano piano la mia diffidenza verso i social è svanita al punto da approdare su Instagram, che mi ha fatto riscoprire la bellezza delle storie raccontate per immagini, arrivando infine a Facebook.
Con il re dei social media però non è scattata quella affinità elettiva che è nata invece con gli altri.
A dire il vero non so quale sia la ragione esatta, penso che si riassuma in una frase: la creatura di Zuckerberg io la capisco poco.
Sicuramente è un mio limite, non fraintendetemi, ma sebbene mi stia sforzando di "avvicinarmi" al mondo "blu" sento che qualcosa non va.
Forse perché Facebook, essendo più popolare e diffuso, è più incline al mondo "urlato" e "sopra le righe" che non amo e non mi appartiene. Forse perché, per come sono fatta io, lo trovo semplicemente troppo totalizzante e più dispersivo. Non saprei dire la ragione esatta, ma se ho qualche minuto libero il mio sguardo cade subito sulle immagini di Instagram e le mie dita compongono un cinguettio, raramente si precipitano a scrivere un nuovo post sul mio "stato".
Eppure, pur nella mia "social ignoranza" percepisco le grandi potenzialità di questo strumento: con il blog sono nate molte amicizie virtuali e Facebook, con la sua chat e tutto il resto, dà davvero la possibilità di coltivarle e farle crescere, per non parlare dei gruppi dove persone con interessi affini si "incontrano" per conoscersi e confrontarsi on-line.
Ma io nonostante tutto rimango sempre un po' sulla porta e aspetto, cercando di capire meglio.
O forse, inconsciamente, sto solo attendendo la scintilla, quel colpo di fulmine che mi farà, spero, un giorno, innamorare anche di Facebook.
post scriptum
Queste righe nascono, guarda caso, da un cinguettio incrociato con +Matteo Piselli ed altri; come al solito non ho saputo resistere al fascino di Twitter ed allora eccomi qui, a sforare i 140 caratteri per continuare il discorso!;)

Facebook e l'integrazione forzata

Partendo da un semplice concetto di piazza sociale, comune per tutti i Social Network, si può considerare che esistono ambienti più gradevoli di altri. Un ambiente è però gradevole se non ha forzature ma, al contrario, lo si vive in maniera naturale. Su Facebook, così non è.
 Trovo anche ingiusto chiedere: “in che modo si può, su Facebook e con un contenuto di valore, avere successo?” Per il semplice fatto che il sistema rigetta, per logica di struttura, ogni aggiornamento di quel tipo a favore di una spettacolarizzazione, il più delle volte banale.
Poi, oltre a considerare un banale valore numerico basato sulle interazioni, che ne invalida totalmente la resa qualitativa dell’home feed, è purtroppo popolato da persone il cui egocentrismo gli impone ogni tipo di tentativo per emergere, e per quanto possiamo lamentarci di questo, la stragrande maggioranza delle volte, funziona.
Quando iniziai a notare il fenomeno scrissi subito in post, L’Anticonformista dei Social Network, pensando appunto a tutti coloro che, forti della comprensione di tale meccanismo, sviluppano pensieri pretestuosi nel poco nobile intento di ottenere più interazione.
L’unica cosa positiva che c’è da considerare è che molto probabilmente tali persone sono costruite (per eccesso) su un modello espresso poi solo nei Social. Che restino chiusi lì insomma... nella vita reale è già fin troppo caotico e strano il comportamento di troppi... :)

Libertà di pensiero e di parola su Facebook

Facebook è una sorta di diario personale dove poter scrivere ogni proprio pensiero, riflessione e commento per rappresentare noi stessi a tutti.
Se è cosi, allora, mi sentirò libero di pubblicare quello che voglio e come voglio, spinto anche dalla consapevolezza che, seppur in esposizione, non lo siamo mai totalmente perché nascosti dietro ad uno schermo.
Insomma, anche perchè protetti molto dall'anonimato (sia la foto profilo che il nik name potrebbero essere fittizi) possiamo permetterci di divulgare frasi o esclamazioni che magari in pubblico, per timore di una qualche repentina reazione, non oseremo mai dire.
E fin qua tutto bene, direi, perché il diario è sempre stato un luogo di raccolta di pensieri, individuale e personalissimo.
Il problema nasce con l'opzione "commenta" che permette a chiunque (soprattutto se il profilo è pubblico) di leggere ed intervenire nel dibattito fatto emergere.
L'interazione, dunque, diviene punto cardine del nostro ragionamento soprattutto in questi ultimi mesi che hanno vista un'Italia ma anche mezzo mondo in fermento, in balia di eventi che i vari media hanno trattato ed argomentato a lungo.
Ed eccoci all'esplosione di commenti e post con le varie opinioni, filosofie e pensieri: il più delle volte lapidari, crudi, quasi sentenze giungendo addirittura a degli anatemi per tutti i contatti contrari o di opinione diversa alla propria.
Gente che litiga, insulta, minaccia nel nome di una libertà di parola (la propria) e al tempo stesso la negazione di un'altra libertà, quella della parola (altrui) sottoforma di risposta, dialogo e scambio di opinioni.
Abbiamo visto defezioni anche importanti dai Social (come dimenticare il caso "Mentana") di persone che lamentavano una certa sofferenza nel non riuscire a comunicare attraverso la rete e della mancata educazione nel relazionarsi con gli altri anche sul web.
Addirittura in Parlamento si è giunti a discutere se disciplinare o meno attraverso l'uso della Legge il comportamento dei singoli cittadini su internet.
Personalmente io vedo ogni diario o bacheca Facebook come una sorta di magione dove il padrone espone la propria personalità.
Quindi come in ogni visita di cortesia che concediamo agli amici, dovremo essere consapevoli del fatto che non sempre tutto ciò che vedremo sarà di nostro gusto.
A noi l'intelligenza di far notare o meno la cosa, ricordando dove siamo e con chi siamo. A chi ci ospita la giusta ironia nel saper talvolta "incassare" le battute da parte degli amici anche su ciò che più lo rappresenta con la consapevolezza che un'amicizia vale molto più di un colore politico o di qualsiasi effimera opinione scritta a caldo su una schermata.
Non è una questione di normative o leggi ma di buon senso nel sapere stare assieme agli altri, di educazione, rispetto e di rammentare, nel caso ci trovassimo davanti ad un muro che "Internet è per tutti ma non tutti sono per internet" come digita Massimo Melica dal suo blog "Sotto Un Cielo Di Bit" e che se proprio non ce lo ricordiamo più, fuori, c'è davvero un cielo reale, una volta celeste, nella quale perdersi...

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