venerdì 25 gennaio 2013

SCUOLA (S)CONNESSA

(immagine prelevata al seguente indirizzo http://sparkaction.org/content/reconnections-0)

In altri post ho affrontato il tema della digitalità, del rapporto che i giovanissimi e la scuola hanno con la tecnologia, ma questa volta ho preferito approfondire la questione, invitando una consulente pedagogica professionista, nonché Ibrida Digitale a scrivere un guest-post, buona lettura (Matteo Piselli)

il tema che mi ha proposto Ibrido Digitale mi fa venire subito una domanda:
da dove comincio??
Potrei cominciare dalla presenza delle tecnologie nelle scuole, dalle capacità di utilizzo di insegnanti e alunni, del costo che queste hanno, dei risparmi,...
Ma alla fine scarto tutte queste possibili piste per provare a capire cosa sta insegnando la scuola attorno alle tecnologie.
C'è una materia alle scuole secondarie di primo grado che una delle ultime riforme ha ridotto notevolmente: si chiamava e si chiama ancora Educazione Tecnica.
Non ha mai avuto molto spazio ed era relegata all'insegnamento di alcuni aspetti di funzione meccanica o di sperimentazione fisica (gli esperimenti), di misurazione e di valutazione.
Ecco, io più che ridurle avrei aumentato le ore e le avrei imposte anche alle scuole superiori di secondo grado (almeno almeno nel biennio, ma forse anche fino in quinta) perché la dimensione tecnologica dovrebbe avere uno spazio dedicato.
Nei vari gruppi e diversi social in cui mi confronto con colleghi consulenti pedagogici ed educatori, la dimensione del rischio e della latitanza di spazi di incontro in cui ragionare con i ragazzi attorno all'uso degli strumenti messi a disposizione dal web sta emergendo prepotentemente.
Abbiamo costatato inoltre, in particolare con il confronto con Monica Cristina MassolaSylvia Baldessari che l'incontro con i ragazzi è difficilissimo sui social. Dunque fare educazione all'uso delle tecnologie on line, è quanto meno molto molto faticoso e a parer mio poco incisivo sui ragazzi.
Sarebbe invece interessante provare a ricomprendere e a dare una mano al prossimo ministro dell'istruzione per mettere aggiornare la programmazione didattica di questa materia (e poi formare i professori...).
In alcuni casi, insegnanti rari e quasi illuminati, inseriscono un piccolo abc dell'uso di fb e delle immagini nelle classi quinte della scuola primaria (elementare). I cinque anni di scuola hanno creato un legame, i bambini parlano di cosa fanno e non fanno a casa, e un'insegnante mi raccontava che nell'ultimo ciclo scolastico (due anni fa aveva la quinta) ne ha sentito l'esigenza perché il numero di bambini che aveva il profilo fb era la quasi totalità della classe. La scuola non è una scuola d'élite, ma una “scuola di mondo”, frequentata per l'80% da bambini provenienti o da altri paesi o nati in Italia da genitori immigrati.
La questione dunque è urgente.

Trovare uno spazio dentro alla scuola che abbiamo già per parlare, approfondire, studiare, comprendere cosa accade in rete per imparare a crescere e star bene nel mondo che abbiamo già e nel mondo che ci si prospetta davanti, è il compito della scuola: imparo a scrivere, a leggere, a far di conto e a ragionare per comprendere cosa mi accade.

Ma se la dimensione digitale mi chiede altro, chi mi aiuta ad imparare a leggere con sguardo critico, a navigare sicuri, a scegliere, cliccare, postare, inserire e dire?

Sarebbe interessantissimo sapere poi, dopo un paio d'anni di lezione, cosa hanno imparato i professori dai loro alunni: credo infatti che la dimensione tecnologica chieda agli insegnanti di apprendere anche loro.
Questo, che è uno degli assunti della pedagogia moderna (in una relazione si insegna e si impara reciprocamente), la tecnologia lo svela.
La tecnologia infatti potrebbe dare una mano alla scuola a riprendere la propria funzione educativa più profonda rendendo protagonisti gli alunni e gli insegnanti di processi di apprendimento.
Oppure se non ci si vuole muovere in questa direzione, la tecnologia potrebbe dichiarare (e già i ragazzi lo fanno!) che la scuola è morta non perché (come dicono i ragazzi) è noiosa, ma perché gli insegnanti non si pongono in un atteggiamento di apprendimento.
Perché una differenza la tecnologia non cancella: chi è il professionista, pagato per insegnare, chi è l'adulto dentro la scuola è ben chiaro e la responsabilità dei cambiamenti non può che essere di chi i programmi li decide e li pratica.

(Non me ne vogliano, di queste generalizzazioni, i tanti insegnanti che invece se ne occupano!)

Nata a metà anni settanta nella provincia milanese, lotto perchè in prima elementare non volevo mettermi il grembiule nero: la mia insegnante mi da man forte e i miei grembiuli sono a quadretti colorati. Da allora, ma le cronache dicono anche da molto molto prima, sono attratta per le relazioni difficili e dalle sfide complesse: i bambini che non vogliono parlare e quelli che fanno un po' fatica a stare con gli altri sono i miei amici.
Costruisco relazioni, studio, inciampo, parto.
Al ritorno da un'esperienza di volontariato europeo torno all'ovile con una mail e con una traccia indelebile che mi porta a fare delle relazioni il mio lavoro.
Educatrice Professionale prima e Consulente Pedagogica poi lavoro prevalentemente con adolescenti, su progetti educativi nella scuola e sul territorio, faccio formazione.
Il web mi coinvolge con il passaggio al 2.0 dove trovo una possibilità di interazione e di costruzione di relazioni digitali. I ragazzi smanettano ed io con loro chiedendomi continuamente che ruolo noi adulti ci stiamo giocando e che cosa stiamo insegnando.

“L'educazione insegna soprattutto se stessa e lo fa attraverso i suoi gesti.”Igor Salomone

Note personali: sono mamma, mi infiammo velocemente e il dubbio é sempre con me.
il mio blog è E di Educazione

Licenza Creative Commons

11 commenti:

  1. meravigliosa dubbiosa Anna che si infiamma facilmente e con orgoglio sottolinea di essere mamma. Dal tuo post traspare passione e soprattutto un tema fondamentale. Per usare bene uno strumento, devi conoscerlo. Anzi, anche per decidere di non utilizzarlo dovresti conoscerlo bene... ecco... forse in modo sintetico, questo è quello che penso anche io: nel lavoro e nel privato, nelle aziende e nelle scuole è necessaria l'educazione allo strumento (e non solo l'insegnamento di ciò che è o non è un social). Il divario tra adulti e ragazzi va necessariamente colmato in un giusto mix tra incosciente bravura tecnologica dei nativi digitali e concreta esperienza e maturità che un adulto (insegnante, gnitore che sia) deve trasmettere. Che dire? Forza Anna! Noi ci siamo (e non siamo pochi a crederci!) A presto... e buon #futurosemplice!

    RispondiElimina
    Risposte
    1. bhe, futurosemplice, forse, più che incitare la mia "forza" bisognerebbe arrivare alle orecchie di chi si occupa di programmi ministeriali e, forse ancora prima, agli insegnanti di educazione tecnica... per far questo, bisogna si avere una grande forza!

      Elimina
  2. Ottime riflessioni, ne farò tesoro.
    Da semplice genitore, sono molto interessato all'argomento, cerco di partecipare come rappresentante delle classi delle mie figlie al dibattito in corso, che c'è perché molti tra insegnanti e genitori avvertono le carenze presenti sul tema.
    Il dramma del tempo attuale è la mancanza di risorse, che si è tradotto per molto tempo in una sorta di rassegnazione e impotenza.
    Vedo però che le cose stanno un po' cambiando, lentamente ma in maniera chiara: c'è un crescente coinvolgimento sul futuro della scuola, la preoccupazione si va trasformando in energia e disponibilità a dare un po' del proprio tempo per aiutare tutti la scuola a non naufragare.
    Nel mio piccolo, cercherò di stimolare una forte riflessione sul tema dell'educazione all'utilizzo dei social network: so bene che probabilmente i frutti si vedranno nel tempo, probabilmente quando le mie figlie saranno uscite dalla scuola, però mi sembra comunque utile avviare un meccanismo che a questo punto diventa inevitabile e vitale

    RispondiElimina
  3. credo anche che i genitori che qui leggono hanno una possibilità in più rispetto ai (tanti) che lasciano che sia. condivido la tua assunzione di responsabilità Popy per gli altri, per i ragazzi che verranno, per i figli di chi magari non si avventura in una lettura come questa o in tante altre simili!
    mi farebbe piacere sapere quali sono gli aspetti che ti preoccupano di più da genitore di figli adolescenti sull'uso delle tecnologie.
    grazie!

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Le preoccupazioni (paure?) sono molte, legate essenzialmente ai lati meno conosciuti (anche da me, intendo) dei nuovi mezzi di comunicazione.
      La prima è connessa all'utilizzo che si potrebbe fare dei dati "consegnati" gratuitamente al PC dai ragazzi quotidianamente, da parte di chi è o sarà interessato a disegnarne un profilo personale acquistando tali dati (pubblicitari, futuri datori di lavoro, ad esempio); mi piacerebbe quindi che esperti della materia potessero ragionare con loro sul modo più corretto di utilizzare tali strumenti, sul materiale da pubblicare o meno, ecc.
      Ciò al fine di favorire un uso consapevole di strumenti di per sé potentissimi e quindi fonti di opportunità enormi, ma allo stesso tempo di pericoli; fattori entrambi che sarebbe bene fossero ben conosciuti.

      Altra preoccupazione (più immediata) è legata ai legami che si creano in rete: anche qui penso sarebbe opportuno ragionare con loro sulla possibilità che si possano incontrare malintenzionati che si camuffino dietro identità fasulle (come riconoscerli?); sull'importanza comunque di affiancare la conoscenza virtuale delle persone a quella reale.

      Insomma mi piacerebbe che aumentasse la consapevolezza sul ruolo che questi mezzi, che si sono diffusi repentinamente in tutto il mondo, possono avere - potenzialmente enorme e tale da ingigantire la possibilità di conoscenza di persone, luoghi, emozioni - e sui relativi rischi.

      Elimina
  4. ok, ci siamo....credo sarebbe utile raccogliere delle indicazioni da più genitori così da poter ragionare allargando gli sguardi (o magari selezionandoli attorno a questi temi che anche a me sembrano i centrali).
    chi mi aiuta?

    RispondiElimina
  5. Io, naturalmente, dimmi solo ciò che ti serve!

    RispondiElimina
    Risposte
    1. un piano di diffusione di massa della domanda: cosa preoccupa i genitori di figli adolescenti sull'ulitzzo delle tecnologie digitali?

      un piano per arrivare a chiederlo a più genitori possibili!
      avete idee su come si fa?

      Elimina
  6. Per arrivare ai genitori bisogna passare dai ragazzi. Dobbiamo coinvolgere le scuole. Io ho già parlato con il rappresentante dell'A.Ge. Montessori, una settimana fa, al fine di organizzare un incontro tra genitori, insegnanti ed esperti (tu ed altri), con lo scopo di ridurre le distanze. Mi hanno detto di sì.

    RispondiElimina
  7. Molto interessante il vostro tema. Mi ci confronto tutti i giorni, non come mamma, e non alla scuola secondaria ma dietro la cattedra all'università. Quello che mi sorprende dei nativi digitali è che a fronte di un rapporto naturale con la tecnologia, sono completamente inconsapevoli dell'uso che possono o devono farne. Usano i social network con grande disinvoltura, ma ne fanno un uso improprio, troppo spesso esibizionistico e poco attento alla reputazione che ne può venir fuori. Servirebbe un'educazione etica e civile all'uso della tecnologia.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Grazie per il tuo contributo Vera, in effetti i nativi possiedono l'attitudine, occorre lavorare sull'abitudine!

      Elimina

Follow Us @soratemplates