La Conservazione sostitutiva assomiglia alla raccolta differenziata?



Mercoledì 1° agosto 2012, per caso, guardando il telegiornale su Rai 2,  sento parlare di raccolta differenziata e di come un piccolo paese italiano abbia risolto i suoi problemi di eccessiva immondizia, tramite un suo oculato utilizzo. Ho preso quest'informazione e l'ho archiviata in una parte periferica del mio cervello.

Qualche giorno più tardi, leggendo l'ultimo numero di una rivista specializzata in conservazione sostitutiva mi imbatto in un nuovo software che permette di digitalizzare, catalogare ed archiviare su Cloud l'immane mole di documenti che copre le scrivanie di tutte le aziende, al fine di dematerializzare la carta.

Ho trovato una similitudine inquietante tra i due casi:
  • La raccolta differenziata dovrebbe essere usata come estrema ratio di un percorso che prevede la riprogettazione dei prodotti di consumo, dei trasporti, degli imballi, ma soprattutto delle teste delle persone alle quali viene invece data una via d'uscita, che non mini il desiderio d'acquisto ormai instaurato nei consumatori.
  • La conservazione sostitutiva in particolare, ma la digitalizzazione dei documenti cartacei in generale, dovrebbero essere usate per dematerializzare quei pochissimi documenti che non nascono in forma digitale o che arrivano in forma cartacea, come ad esempio la posta ordinaria. Succede invece che anch'esse vengano presentate come via d'uscita al proliferare di inutili copie cartacee, prodotte da persone viziate da datori di lavoro che non vogliono avere problemi di natura organizzativa.

In entrambi i casi si propone una soluzione costosa ed evitabile, nonché insufficiente, ma che riesca a non modificare minimamente le abitudini dei consumatori/lavoratori.


Mi si può dire di non sputare nel piatto dove mangio, ma non mi si può prendere per il culo:

quando lavoravo per un'azienda del settore, un nostro cliente ci forniva una grossa mole di documenti cartacei, ovviamente provenienti da stampe di file, il nostro compito era di digitalizzarli, archiviarli fisicamente in base alle leggi vigenti, ma udite udite:
dovevamo stamparne una copia cartacea e restituirgliela per la consultazione, che la visualizzazione dei pdf da browser era poco pratica, "non c'ho dormito la notte".

Io penso che l'unica soluzione al proliferare dei rifiuti sia produrne molti di meno, così come penso che l'unica soluzione per togliere la carta dalle scrivanie sia di non stampare.

In entrambi i casi è necessario formare le persone ad un utilizzo più oculato delle risorse a disposizione e cosa ben più difficile convincere le aziende a guardare veramente avanti. 

Gli interessi sono tanti e arrivano da più parti, non mi soffermo su quelli intorno ai rifiuti, ma per quanto riguarda la digitalizzazione è del tutto evidente che l'avvento della stampa facile ed economica ha prodotto disastri immani e la risposta non può e non deve essere la scansione di un documento che non doveva essere stampato, per di più tramite macchine prodotte dalle stesse aziende che fabbricano le stampanti. Vi voglio proporre un video che affronta il problema in maniera più seria ed anche se non risolve pienamente, almeno ci può far risparmiare qualche albero.



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