domenica 22 aprile 2012


Tanti anni passati a cercare di convincere le persone che l'eliminazione dei documenti stampati non solo era possibile, ma era praticamente irrinunciabile, e poi? E poi ho capito che la battaglia è stata persa. Trenta anni fa si pensò che i computer avrebbero drasticamente ridotto il consumo di carta, ma in realtà dal 1980 ad oggi è cresciuto del 50%.

Un americano medio, consuma in un anno l’equivalente di carta che si ricava da quasi sei alberi da 12 metri (fonte: Economist Usa), adesso ditemi che dovete sentire il profumo della carta mentre sfogliate un libro, altrimenti non è la stessa cosa e io vi rispondo che voglio una pelliccia d'ermellino che profuma di selvatico, che sintetica non è la stessa cosa.

La verità è che non esiste un metodo per eliminare anni di abitudini radicate nelle persone e l'unico modo per ridurre la deforestazione è quello di istruire adeguatamente i più giovani e lasciare che il tempo faccia il suo lavoro. E' paradossale, ma i programmi di videoscrittura, non fanno altro che simulare un cazzo di foglio di carta, è ovvio che poi viene voglia di stamparlo, ciò che nasce digitale, deve rimanere digitale, ma si deve anche poter usare. Se il layout dei documenti ha per definizione la forma di un A4 verticale, diventa difficile leggerlo con un monitor 16/9 e dopo due pagine di scrolling e parolacce varie, si preme il tasto print della multifunzione e buonanotte.

Fortunatamente molte riviste, molti libri e più in generale, molte applicazioni per tablet stanno già nascendo con lo specifico intento di essere consumate solo in formato elettronico e anche i direttori dei quotidiani hanno capito che la versione pdf o poco più della propria testata, non diventa innovativa solamente perché può essere letta, per giunta a fatica, con Ipad ed hanno iniziato a sviluppare testate orientate alla lettura, non più alla stampa.

Ho visto con i miei occhi centinaia di migliaia di documenti di origine digitale, stampati, scannerizzati e in alcuni casi di nuovo stampati, senza neanche provare a convincere il cliente dell'immane spreco di risorse uitilizzate.

Per un'azienda lavorare onestamente e pagare i propri dipendenti può essere sufficiente, ma io non ci riesco più, non sono più interessato a documentarmi, non ho più voglia di studiare soluzioni per una pratica che già oggi è ampiamente superata. Una volta un datore di lavoro mi disse: "metti l'asino dove dice il padrone", allora accettai il consiglio e feci ottimamente un lavoro che ritenevo inutile, oggi risponderei: prendi l'asino e f.............. .

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domenica 15 aprile 2012


Me ne ero accorto lo scorso anno, durante il TedX di Roma, ne ho anche parlato nel post che racconta l'evento, occorre conoscere l'inglese. Bravo, hai scoperto l'acqua calda! No l'ha scoperta il Politecnico di Milano che dal 2014-2015 proporrà un'offerta formativa esclusivamente in lingua anglosassone.

Dire che sono assolutamente d'accordo è superfluo, ma ritengo che la cosa vada allargata a tutti gli Atenei, l'Università deve tornare ad essere difficile e praticabile solamente dai migliori studenti, i migliori, non i più ricchi e quale miglior filtro della conoscenza profonda di una lingua estera? Se fino a qualche tempo fa conoscere l'English era un Plus di grande valore per poter lavorare, oggi è praticamente obbligatorio per poter anche solo pensare di competere all'estero, ma anche in Italia, anzi potrebbe non bastare.

Vi voglio raccontare la storia dei "Banana" ampiamente descritta da Dario Vico in un articolo del Corriere, che ci parla dei Cinesi nati in Italia, gialli fuori e bianchi dentro, come le banane, appunto. Questi ragazzi nati fra la fine degli anni 80 e l''inizio dei 90, hanno la voglia di lavorare e lo spirito di sacrificio dei cinesi, ma apprezzano e conoscono la cultura dell'occidente, dove si sono formati e dove già lavorano, richiestissimi sia dalle aziende nostrane che dell'estremo oriente. Sentendoli parlare mi fanno un po' rabbia, definendo il nostro, ma anche loro paese, come un bel posto dove è facile godersi la vita, ma a grosso rischio sorpasso; #azz# hanno ragione loro, che intanto sono laureati, parlano l'Italiano, il Cinese e l'Inglese e non piangono miseria come molti nostri giovani che pensano ancora che si possano fare battaglie per il posto fisso, magari aderendo a questo o a quel partito o sindacato. Cari ragazzi, quel tempo è finito, i politici non hanno più il potere di offrire il voto di scambio, per fortuna, oserei dire.

Ricapitolando se il quadro è quello che ho anche solo parzialmente descritto, l'unica cosa che farà la differenza per poter trovare un'occupazione dignitosa sarà studiare, studiare, studiare, possibilmente in Inglese, meglio ancora in Cinese, poi a parità di condizioni i nostri ragazzi e ragazze verranno fuori senz'altro.

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domenica 8 aprile 2012


Quando qualche giorno fa ho letto l'articolo su Wired, ho pensato che dovevo trovare un'ora per sperimentare la nuovissima interfaccia e i nuovi contenuti del progetto di Google dedicato all'arte.

Big G da ormai molti anni ha deciso di catalogare il pianeta e piano piano sta portando avanti il suo progetto, con Google Heart, Google Maps, Street view, Google Libri..... che singolarmente o anche insieme, possono dare un'idea abbastanza ampia della vita sul nostro pianeta e dell'opera dell'uomo.

Tuttavia il progetto più interessante per completare quest'archivio globale mi sembra Google Art Project, poiché la possibilità di godere della vista di un quadro, fotografato in altissima risoluzione, catalogato a dovere, con possibilità di esplorare virtualmente la galleria nella quale è custodito, è già di per se molto interessante rendendo l'esperienza cognitiva vicina a quella reale, vabbè vicina! diciamo più vicina. :-)

La cosa che più mi piace è il voler approcciare le opere d'arte nel modo in cui siamo ormai abituati a fare con la musica, così possiamo ricercare i lavori per collezione ed artista, approfondire la ricerca con schede dettagliate sulle opere e sugli autori e soprattutto utilizzare la funzione "la mia galleria" che permette all'utente di creare un filtro simile ad una playlist popolata da opere d'arte e non da brani musicali. Provate assolutamente questo servizio, è veramente ben fatto e ricco.

Godere dell'arte fino a 10 anni fa non era alla portata di tutti e probabilmente possederla non lo è ancora, ma la possibilità di studiarla per proprio diletto, quella si è cresciuta, oggi chi vuole approfondire la conoscenza di un'opera, di un'epoca, di una corrente ha bisogno solamente di un tablet e una connessione wi-fi, non servono neanche più i costosi dvd che si trovavano in edicola, inoltre gli artisti emergenti che vogliono esprimersi attraverso la propria maestria, lo possono fare gratuitamente e comodamente attraverso diversi Social Network a tema che permettono di divulgare le proprie opere avendo riscontri immediati sul proprio lavoro. Largo alla creatività, chi ha le ali deve volare.

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domenica 1 aprile 2012


Mi sento continuamente travolto da uno Tsunami di informazioni provenienti da ogni dove, tanto che l'unico vero riposo arriva quando finalmente tutto è spento, cervello compreso.

Il nostro "Grigione" ha dei limiti, ma non nell'immagazzinamento dei dati, quanto piuttosto nell'interessarsi a tutta la mole di immagini, testi, suoni, video, chiacchiere.... da cui è continuamente sollecitato.
Mi sono accorto di aver automaticamente ed inconsciamente iniziato a fare una cernita qualche tempo fa, infatti sono mesi che non guardo la televisione (Dragon Ball a parte), non leggo un libro cartaceo, non guardo nessun tipo di film, fiction o sport in Tv, non compro riviste, non leggo quotidiani, non ascolto la radio. Ma allora che #a@@o fai? Semplice sono iperconnesso. Tutte le informazioni che prima arrivavano da più parti in tempi diversi, ora arrivano tutte insieme in un unico oggetto, in quantità decuplicata. Ok, la cosa detta così sembra drammatica, ma riflettendo bene non lo è proprio.

La Televisione è diventata imbarazzante, leggo molti ebook, vedo molto sport e fiction online in lingua originale, seguo i blog e tweet delle riviste che prima compravo, mi informo tramite canali diversi da quelli ospitanti personaggi dei quali non solo non rispetto più l'opinione, ma dei quali non tollero neanche più la presenza, ascolto musica in streaming. Nonostante l'ottimizzazione dei tempi e dei modi le informazioni in eccesso sono comunque troppe, se ne sono accorti i principali Social Network e blog, che riducono sempre di più la lunghezza e la complessità dei testi, fino a passare per le Infografiche o addirittura eliminando del tutto la parola a fronte della più comoda immagine, Pinterest docet; l'opera di compressione dei dati non sarà risolutiva, temo che il vero salto di qualità che si potrà fare nell'utilizzo delle nuove tecnologie, sarà nel rifiutarsi di leggere o vedere o ascoltare argomenti futili o di scarso interesse, a fronte di un utilizzo oculato delle risorse mentali per scovare e seguire solo ciò che ci stimola veramente. La rete è una Babele immensa e scarsamente organizzata, tanto che siamo naturalmente spinti in luoghi inadeguati, ma molto amichevoli come Facebook. Penso che sforzarsi di usare il tempo per cercare un blog interessante invece di perderci negli aggiornamenti di stato pieni di condivisioni farlocche stia solo a noi, ma per esperienza vi dico che scoprire da soli pensieri interessanti è quanto di più appagante possa offrire il Web.
A proposito di blog "molto" interessanti: www.chefuturo.it, www.elenafavilli.com

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