Twittare o non twittare, questo è il problema.


Sembra essersi aperto un dibattito molto acceso sui social networks e il loro utilizzo. Ultima polemica quella innescata da Michele Serra con un “Amaca” dedicata a Twitter e i suoi limiti: 140 caratteri per una comunicazione rozza e superficiale. Articolo su Repubblica
Vorrei inserirmi nel dibattito partendo innanzitutto dall'età del giornalista che ha scritto il pezzo. Più o meno un mio coetaneo, un ultra quarantenne se va bene. Che, come me, cresciuto a televisione e giradischi ha visto l'alba dell'era digitale. Ha visto nascere crescere ed esplodere il Web. Poi ha salutato l'avvento del “Blog” come nuovo formidabile strumento di giornalismo. Infine ha aperto il suo bravo profilo su FaceBook, poi ha cominciato ad arrancare: Twitter lo ha spiazzato. Troppo immediato, troppo criptico, troppo giovane. Un chiacchiericcio banale e inconcludente. Esploso con la primavera araba grazie ai tweet dei teen agers Maghrebini, non è roba facilmente digeribile dagli “ibridi”. Twitter è uno strumento per nativi digitali, per chi a undici anni comunicava con gli sms, ha quell'immediatezza. 
Certo anche io lo posso usare, anzi, lo sto usando ma il mio cervello fatica a comprenderne il funzionamento. Sto imparando ma di certo non ho il passo dei ragazzi. La generazione degli ibridi sta invecchiando, una legge di natura ci collocherà presto ai margini, forse con Twitter ne ho avuto il primo sentore. Terrò duro ancora un po' ma vedo i miei piccoli nativi crescere e penso che, a Dio piacendo, ai nipoti avrò da raccontare la storia degli Ibridi digitali.
Mario Piselli

Licenza Creative Commons

Share this: