domenica 25 marzo 2012


L'avevo intuito a Roma, ma adesso ne ho la certezza, partecipare ad un evento non basta, bisogna "socializzarlo". La tendenza si può notare anche nella moribonda TV, che in parte sta tentando di rimanere a galla coinvolgendo i propri ascoltatori con improbabili pagine Facebook dove poter commentare le prodezze dei "Naufraghi al silicone" o dei "Reclusi alla parolaccia". Purtroppo o per fortuna, un po' l'argomento, un po' il mescolare due media ancora distanti, il risultato non è propriamente interessantissimo.

Negli eventi seri, le cose vengono fatte in maniera più organizzata e moderna, così ci sono persone che si occupano esclusivamente di cogliere  i pensieri più illuminati provenienti dai social più diffusi e di sintetizzarli in una sorta di storia. Storify permette di fare proprio questo, raccogliere facilmente in un'unica pagina i post scritti dagli utenti, qualunque sia l'applicazione utilizzata. Per spiegare l'utilità della cosa ho bisogno di un esempio, quindi vi voglio parlare di un evento svoltosi ieri, organizzato dalla Biblioteca Fucini di Empoli, il Bye Bye Book, dove si è parlato di ebook, self publishing e del futuro dell'editoria. Purtroppo non si può seguire tutto ciò che accade d'interessante, bisogna anche lavorare, ma grazie al lavoro di Marta Traverso, ho potuto leggere con calma il riassunto dell'evento mescolato agli interventi in tempo reale delle persone collegate principalmente tramite Twitter. I libri e la rivoluzione digitaleGli strumenti di self publishingI nuovi autori, sono i tre Storify della giornata, per chi è interessato all'argomento.

La cosa che più mi affascina è che quasi mai gli strumenti a nostra disposizione vengono usati nel modo pensato dal loro creatore e che l'evoluzione degli stessi provoca la nascita di ulteriori strumenti che ne completano l'utilizzo. Gli argomenti interessanti sono tanti, troppi, Facebook viene utilizzato sempre di meno dagli addetti ai lavori, per la sua incapacità di separare facilmente i temi frivoli da quelli che non lo sono affatto, Twitter è meglio, ma è uno strumento del presente, è difficile da utilizzare per seguire una cosa di ieri.

Siete bravi a sintetizzare, a cogliere le frasi topiche, a scrivere velocemente? Iscrivetevi a Storify, partecipate ad un evento, trovatelo sui Social network e muniti di IPhone/IPad, provate a narrarne la storia, forse tra voi c'è il giornalista del futuro.

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martedì 20 marzo 2012


Sembra essersi aperto un dibattito molto acceso sui social networks e il loro utilizzo. Ultima polemica quella innescata da Michele Serra con un “Amaca” dedicata a Twitter e i suoi limiti: 140 caratteri per una comunicazione rozza e superficiale. Articolo su Repubblica
Vorrei inserirmi nel dibattito partendo innanzitutto dall'età del giornalista che ha scritto il pezzo. Più o meno un mio coetaneo, un ultra quarantenne se va bene. Che, come me, cresciuto a televisione e giradischi ha visto l'alba dell'era digitale. Ha visto nascere crescere ed esplodere il Web. Poi ha salutato l'avvento del “Blog” come nuovo formidabile strumento di giornalismo. Infine ha aperto il suo bravo profilo su FaceBook, poi ha cominciato ad arrancare: Twitter lo ha spiazzato. Troppo immediato, troppo criptico, troppo giovane. Un chiacchiericcio banale e inconcludente. Esploso con la primavera araba grazie ai tweet dei teen agers Maghrebini, non è roba facilmente digeribile dagli “ibridi”. Twitter è uno strumento per nativi digitali, per chi a undici anni comunicava con gli sms, ha quell'immediatezza. 
Certo anche io lo posso usare, anzi, lo sto usando ma il mio cervello fatica a comprenderne il funzionamento. Sto imparando ma di certo non ho il passo dei ragazzi. La generazione degli ibridi sta invecchiando, una legge di natura ci collocherà presto ai margini, forse con Twitter ne ho avuto il primo sentore. Terrò duro ancora un po' ma vedo i miei piccoli nativi crescere e penso che, a Dio piacendo, ai nipoti avrò da raccontare la storia degli Ibridi digitali.
Mario Piselli

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venerdì 16 marzo 2012


Cosa serve per farsi finanziare un progetto tramite crowdfunding? Una buona idea? Una buona presentazione? una bella faccia? No, serve di trasmettere la passione.

Un ragazzo di Perugia, ex calciatore dilettante, poi giornalista Freelance, parte per gli Stati Uniti, il suo compito è seguire le primarie per conto di due testate italiane, poi un giorno decide di aprire un blog per testimoniare la sua avventura e il successo è servito.

L'argomento è interessante, lui scrive bene ed in pochi giorni le visite sono migliaia, i lettori hanno captato la passione e ne sono stati rapiti. Purtroppo i soldi sono finiti e il viaggio sembra in dirittura d'arrivo, quando si accorge che forse un modo per prolungarlo c'è, in fondo ha tanti contatti su Facebook, Twitter, sul blog, perché non chiedere aiuto?

Crea un account Kapipal, premia con piccoli, personalissimi doni i propri sostenitori, proporzionalmente, a seconda della cifra inviata, così per € 1 una menzione sul blog, per € 20 una foto del viaggio e così via.... Fatti i conti gli servono € 2.000, ne arrivano € 3.500 ed il viaggio continua......
La cosa che mi piace di più di questo tipo di finanziamento è la spietata necessità di tenere alto il proprio livello di impegno, che obbliga il beneficiario a dare sempre il massimo per tenere desto l'interesse dei propri sostenitori, la meritocrazia la fa da padrone. Vi invito a seguire il nostro eroe tramite il suo blog e se volete sostenerlo, date un'occhiata al suo profilo Kapipal.
Ringrazio il mio Lory per avermi prestato i suoi preziosi Playmobil e per avermi aiutato a realizzare il set fotografico.

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venerdì 9 marzo 2012


Per una volta voglio iniziare con un link ad un articolo di Repubblica scritto da Luna, nel quale si parla della rivoluzione dei Makers e delle persone che la stanno facendo, leggetelo ne vale la pena. Mi sono alzato alle 5:00, ho preso il treno, e mi sono recato a Roma per assistere al World Wide Rome, volevo vedere dal vivo i Makers.

L'evento ha avuto su di me un effetto folgorante, mi ha dato la voglia di provare ad esserlo un Maker, un hacker, un artigiano digitale, un open sourcer. Non è facilissimo da spiegare, ma le 500 persone presenti sono state coinvolte da storie vere, di persone che hanno fatto della loro passione un lavoro al di fuori degli schemi e delle regole aziendali e di mercato, persone comuni e personaggi comuni, ho visto tre ragazzini che hanno fondato una startup comprando una fresa laser con la vincita ottenuta ad un quiz televisivo, ho visto una famiglia di toscani impegnati a progettare, costruire, assemblare, clonare stampanti 3d, ho visto l'inventore di Arduino parlare emozionato come un bambino del suo progetto, famoso in tutto il mondo meno che in Italia. Riccardo Luna ha orchestrato l'evento con un ritmo impressionante, mi ha veramente colpito, se mai ce ne fosse ancora bisogno, ha presentato Chris Anderson (fondatore di Wired, quello vero), che non ha fatto altro che elogiare i Makers e Arduino grazie al quale ha realizzato un progetto di robotica che fattura milioni. Abbiamo visto una stampante 3d in azione, stampare un fischietto funzionante in pochi minuti, un violino anch'esso stampato, suonato con maestria da un violinista e abbiamo ascoltato molte altre storie e lo abbiamo fatto in un modo completamente nuovo:

In sala era presente il wi-fi gratuito eravamo tutti connessi, ma quasi nessuno su Facebook e durante l'evento tutti quanti hanno twittato in continuazione le proprie impressioni e i propri stati d'animo, cercando di rendere l'esperienza più appagante possibile per se stessi e per i numerosissimi utenti collegati online in streaming, che a loro volta hanno commentato e chiesto delucidazioni ai presenti. La cosa ha preso una piega tale che ad un certo punto del pomeriggio #makers12 era al primo posto degli argomenti più trattati su Twitter, incredibile. Si è trattato di un evento Social-live commentato in tempo reale dagli utenti a casa e dai presenti, un'esperienza unica, sono ancora frastornato, ad un certo punto ho twittato: "Riccardo dal vivo è fotonico" e in quel momento sullo schermo gigante l'operatore incaricato di gestire e monitorare il traffico dell'evento ha citatato il mio messaggio in diretta. Tutto questo è avvenuto in una cornice magnifica, presso l'Acquario Romano. L'organizzazione è stata efficientissima, ha reso disponibili gratuitamente traduttori simultanei wi-fi bidirezionali, traducevano anche dall'italiano all'inglese per gli stranieri, oltre ad un'operatrice che ha tradotto in tempo reale tutto l'evento nel linguaggio dei muti trasmesso in streaming.

La sensazione è che i presenti sono stati rapiti da cosa può essere e non saranno disposti tanto facilmente a tornare a ciò che essere non deve, me compreso. Passera sembra interessato ad investire sui makers, ma per noi presenti il motto del giorno restera @mbanzi ministro dell'economia.

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domenica 4 marzo 2012


Wikitalia è ufficialmente partita, per la precisione, il 29 febbraio il primo sito open data d'Italia è stato messo online, tutto ciò si deve al protocollo d'intesa firmato da Matteo Renzi e Riccardo Luna, che aprono le porte ad un nuovo modo di fare politica, o meglio un nuovo modo di partecipare alla politica. http://opendata.comune.fi.it/, questo è l'indirizzo del sito che si prefigge di ottenere i seguenti obiettivi:
trasparenza, disponibilità dei dati pubblici e partecipazione dei cittadini di Firenze, che si dimostrano ancora una volta gli Italiani più illuminati.


Il sito è veramente ben fatto, sia da un punto di vista grafico che di contenuti e già oggi sono disponibili un gran numero di dati da scaricare liberamente, per la precisione si tratta di set di dati organizzati e di facile lettura che vanno dalle statistiche sugli asili nido a quelle sulle biblioteche del territorio, dal numero di imprese registrate in un dato periodo alla popolazione residente da 0 a 3 anni, da.... a.... Lo scopo di rendere disponibile i dati è di spingere i cittadini a proporre interventi e a contribuire utilizzando direttamente gli strumenti, rigorosamente open, messi a disposizione dal comune.

Ho fatto un giro nel sito e sono rimasto molto colpito, soprattutto della velocità con la quale si è provveduto a popolare i database e della partecipazione dimostrata dai fortunati cittadini di Firenze, insomma, forse per una volta non si tratta di una cattedrale nel deserto. Certo dopo aver usato questi mezzi, non riesco più (in verità già da un paio d'anni) a guardare in Tv le spaventatissime cariatidi che pontificano sulle soluzioni da adottare per salvare il paese o più precisamente il loro ricchissimo culo. Faccio i miei sentitissimi complimenti al sindaco Renzi, che detto da me può sembrare molto sorprendente, ma non lo è troppo in fondo, il colore non esiste più, c'è solo la cosa giusta da fare. Su @riccardowired non ho più nulla da dire, se non "facciamolo ministro dell'innovazione".

Questo è lo Storify della presentazione del portale, wikitalia parte da Firenze, come? non sapete cos'è uno Storify, visitate il link, poi ne parliamo.

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