domenica 29 gennaio 2012


BlockBuster chiude anche a Perugia, era inevitabile ormai, ma di chi è stata la colpa, di internet? No, la colpa è di BlockBuster o meglio dei suoi strapagati managers che non hanno realizzato in tempo che le abitudini dei consumatori stavano mutando. L'accesso ai contenuti sta prendendo il posto del possesso degli stessi e se questo è vero per gli adulti lo è totalmente per i Nativi Digitali, che ogni anno aumentano fisiologicamente di numero.

I media tradizionali hanno paura e tentano di sminuire ad ogni occasione il valore della Rete, così vedete interi servizi al TG che parlano del P2P illegale, del Phishing, del Porno, delle ore perse in ufficio davanti a Facebook.... Ora quanto di questo sia vero o falso o esagerato ha davvero poca importanza, poiché la Tv tradizionale farà presto la stessa fine dei videonoleggi, io stesso non l'accendo da mesi (cartoni animati a parte :-)), figuratevi i giovani che possiedono smartphone e tablet.

La pirateria è un grosso problema, ma non il solo, lo dimostra Apple che prendendo per tempo le giuste precauzione è riuscita a convincere le persone che comprare un contenuto è molto più Cool che scaricarlo illegalmente, ma per fare questo ha dovuto offrire una qualità di prodotto e servizio irraggiungibili con altri mezzi. In altre parole, se mi vuoi convincere a noleggiare un film a pagamento mi devi dimostrare che mi stai dando un servizio di altissimo livello come ha fatto Steve Jobs. Una cosa però mi ha stupito molto, è stata la velocità con la quale un punto fermo del Home Video è crollato sui suoi piedi d'argilla, chi l'avrebbe detto solo tre anni fa? Per concludere, l'industria Audiovisiva è in espansione, ma i mezzi per fruirne cambiano completamente in pochissimo tempo, quindi fossi "La Mela" starei molto in campana, poiché al primo passo falso rischierà di essere morsicata.

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domenica 22 gennaio 2012


In Italia si semplificano sempre tutte le cose, a tutti i livelli, così arriva un nuovo ministro e afferma che "per rendere la scuola italiana più “moderna e visionaria”, punta sulla diffusione di lavagna interattiva e tablet." Scuola Visionaria, ma che c###o dice!!! Negli Stati Uniti è stato fatto un lavoro che è partito negli anni '90 e ha portato l'informatica e la rete nelle scuole, rendendo il passaggio dai vecchi ai nuovi sistemi graduale ed automatico, così l'Ipad per uno studente americano è solo lo strumento informatico del momento come lo era il pc 10 anni fa e non ha nessuna difficoltà ad usarlo a scuola, perché è stato abituato a farlo in questo ambito. Noi invece saltiamo gli inutili 20 anni e passiamo direttamente all'Ipad, non solo, bene che vada i contenuti sono copie in pdf di libri cartacei che sono pure di difficile consultazione, ma andate cagare!!!

Sempre negli Stati Uniti (che palle), Una grandissima casa editrice, la Mcgraw, ha fatto un accordo con la Apple, la quale ha fornito uno strumento per la realizzazione di libri didattici pensati esclusivamente per Ipad, un canale di acquisto assolutamente sicuro e veloce ed un prezzo concorrenziale dei prodotti, mentre la Mcgraw ed altre  hanno già convertito i loro testi scolastici in formato "Ibooks" e presto avranno il 90% dei libri di scuola nel nuovo formato. Non vi sto neanche ad illustrare i vantaggi offerti dal nuovo standard, per leggibilità, contenuti, facilità ed altro, se vi interessa informatevi da soli, ma io ne ho provato uno e sono rimasto davvero colpito. La presentazione del nuovo formato e dei nuovi prodotti ha suscitato molto interesse, grazie alla serietà, la continuità e la qualità con cui è stato affrontato oltreoceano, il problema dell'educazione negli ultimi 20 anni.

In Italia la cosa che manca di più è la continuità, così gli insegnanti sono costretti ad ostacolare le rivoluzioni spesso assurde che questi c###o di pseudoministri propinano ogni 2 o 3 anni, per cercare di dare un senso ed un filo logico al proprio lavoro. Avete tutta la mia comprensione.
Ok oggi mi sono sfogato un po', ma è giunta l'ora di mettere in campo un po' di serietà e non solo di prometterla.

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domenica 15 gennaio 2012


Il social Network ha vinto la partita. Non mi riferisco solo a Facebook e Twitter che hanno trainato la rivoluzione culturale/sociale, poiché oggi qualunque nuovo progetto nasca sulla rete, o integra direttamente il proprio social network o aderisce pesantemente a quelli più noti; all'estero, soprattutto in Francia, si è poi diffusa l'abitudine di iscriversi a Social tematici, così c'è quello dei single, quello della musica rap, quello che si occupa di cucina, quello che si occupa dei gatti...... Fortunatamente in Italia questo costume si applica solo a pochi casi, come ad esempio l'ottimo LinkedIn, orientato ai soli professionisti. Tutto questo preambolo mi serve per parlare di quanto Google si stia allargando e di quanto lo faccia in silenzio, mi spiego: Google ha da tempo capito che non avendo trovato un accordo per integrare le proprie ricerche da e verso Facebook, ha di fatto escluso dai propri server le preziosissime opinioni delle persone sui fatti quotidiani, la politica, la religione, che sono appannaggio invece, di FacciaLibro. Con Google+ vorrebbe cercare di risolvere il problema alla radice, ma c'è un piccolo particolare da osservare, se siete iscritti a Google+ e quindi avete un account, state per entrare in un mondo che non vi piacerà o almeno non a tutti; per ora la funzione è attiva solo su google.com, ma al momento l’unico modo di evitare che post, foto, video e commenti dei nostri contatti Google+ finiscano nelle nostre ricerche è fare il logout dal nostro Google account. Posto che il 31,8% degli utenti effettua ricerche rimanendo loggato e che gli utenti di Google+ non hanno mai accettato che Google tratti in questo modo i propri dati personali, io mi sto preoccupando, non tanto del fatto in se, quanto del non riuscire quasi mai a capire le implicazioni che le innumerevoli novità che ci vengono fatte passare per rivoluzionarie ci portano.
Probabilmente Big G risolverà questo problema che gli sta procurando non poco imbarazzo, ma come si dice a Perugia "si tona da qualche parte piove".!

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domenica 8 gennaio 2012


Si tratta del quinto sito più visitato del web, ma è stato in fortissimo rischio bancarotta, poi il creatore-fondatore Jimmy Wales ci ha messo letteralmente la faccia. Non tutti sanno, o non hanno notato che Wikipedia non cede neanche un pixel delle sue pagine a banner pubblicitari, ragion per cui, il mantenimento di tutta l'infrastruttura hardware, software e umana è totalmente a carico delle offerte degli utenti. Nell'ultima parte del 2011 avrete notato che in cima a tutte le pagine era presente, a rotazione, la faccia di una persona facente parte dello staff, che chiedeva, mettendo la propria faccia, un contributo per salvare il progetto.

Ce l'hanno fatta, in poco tempo hanno raccolto 20 milioni di dollari, tutti provenienti da donazioni, ma io fossi in loro non sarei così entusiasta, questa operazione assomiglia alla vendita dei gioielli di famiglia, non credo che funzionerà anche il prossimo anno e la cosa mi rattrista parecchio. Wikipedia è speciale, non è solamente fonte di informazione e cultura, è un luogo dove poter imparare ed allo stesso tempo condividere la propria conoscenza, certo, ha dei difetti, come molti professori disinfettati sostengono, non essendoci un organo supremo di controllo delle informazioni pubblicate contiene degli errori, ma la trovo assolutamente insuperabile negli argomenti descrittivi, un po' meno in quelli dove si rende necessaria un'opinione, come nella storia, nell'arte, nella politica....

Il mio utilizzo di di Wikipedia è giornaliero, non posso più farne a meno, ci trovo statistiche di tennis, grammatica inglese, gruppi musicali, poesia per bambini...... per questo motivo da quest'anno farò anch'io la mia piccola offerta, sperando che il mio contributo serva a mantenere vivo l'ultimo sito senza pubblicità.

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domenica 1 gennaio 2012



Alcuni anni fa ho avuto la fortuna di collaborare alla realizzazione di un portale della Provincia di Perugia che rendeva disponibile il materiale storico dell'ente in forma digitale. Propedeutico a questo incarico è stato un corso sulla catalogazione dei fondi fotografici. A tenere banco una preparatissima professoressa friulana, specialista del settore, che mi ha letteralmente rapito con i suoi insegnamenti e le sue esperienze.

Ho imparato a datare e collocare geograficamente una fotografia, basandomi sui vestiti portati dai protagonisti, dai modelli d'auto presenti, dalle targhe, dai mezzi pubblici utilizzati, dall'aspetto degli edifici, dagli esercizi commerciali aperti, ma anche dalla tecnica di stampa utilizzata, o dal supporto. Il lavoro in genere si svolge in questo modo: una volta individuato un fondo, che risulta quasi sempre composto da alcuni scatoloni con centinaia di foto ammassate in modo non organizzato, si procede ad una scrematura, eliminando gli scatti doppi, rotti, tecnicamente mal eseguiti ecc., a questo punto si procede ad individuare ogni tipo di riferimento contenuto nelle foto in modo da iniziare la vera catalogazione, dove quando possibile, bisogna sempre riportare almeno la data di scatto, la dimensione della foto, la profondità di colore, il fondo di appartenenza e la collocazione specifica. In alcuni casi si procede alla scansione e pubblicazione online del materiale.

Questo è stato di gran lunga il lavoro più interessante che io abbia mai svolto e spero di avere occasione di rieseguirlo, ma intanto la mia esperienza mi dice che questa fotografia raffigura un' Alfa 1900 1° tipo con ponte non ancorato, siamo nel febbraio 1952, siamo a Perugia, l'immagine è in scala di grigi e misura 23,6 x 17,2 cm. Ok ok, lui è mio nonno, sarebbe impossibile essere così precisi su una foto anonima, ma ci si può andare molto vicino vi assicuro, munendosi dei giusti testi e con molta pazienza si fanno miracoli.
Per visionare i fondi ai quali ho lavorato, www.cemir.it sezione foto.

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