venerdì 21 dicembre 2012


Quando mi è arrivato l’invito di Rachele Muzio, la signora di Webpersignore, per partecipare a Co-winning® quasi non c'ho creduto. Io? Ho letto i nomi degli altri invitati, tutti bravi professionisti nel panorama web italiano. Così ho ritrovato Rosa Giuffré, una delle mie più care social amiche, stimatissima blogger, che ha fatto del suo motto #futurosemplice un blog di successo ed uno stile di vita da seguire. Il team di Pennamontata, guidato da Valentina Falcinelli, copywriter che, tra le altre cose, insegna alle persone a scrivere con il sorriso, supportata da Valerio Notarfrancesco esperto SEO, che le parole sorridenti le fa ritrovare facilmente e dalla loro redattrice padawan Francesca Mattia, Veronica Gentili, social media manager di grande talento, Beatrice Niciarelli, copywriter fondatrice di Nybe Communication, mia conterranea della quale non potrei essere più fiero. Oltre a queste persone, con le quali ho avuto social rapporti diretti, della squadra fanno parte anche: Stefano Prevedel di WebKout, Roberta Zanella di Copywriter Imput Blog, Cinzia del Manso di TIP, Riccardo Esposito di My Social Web, Cristina Rigutto di TuttoSlide e Katia D'Orta, Maurizio Brandolini, Patrizia Soffiati di Tre W

Dicevo: io cosa c'entro con loro? Non sono sufficientemente qualificato nel settore per competere, per me i social media, il blog, non sono l'argomento principale del mio lavoro di digitalizzazione documenti. La spiegazione risiede probabilmente nell’affinità, nel fatto che il mio modo di essere presente in rete è per così dire molto normale, non mi interessa avere molti followers. Mi interessa interagire con quelli giusti, dò sempre il benvenuto ai nuovi amici, cercando di prendere spunto dalla loro bio per aprire un dialogo, rispondo sempre a tutti, su tutti i social media, in tutte le lingue, a volte con difficoltà. Mi piace far notare alle persone che seguo le loro piccole e grandi vittorie, cerco di essere sempre disponibile e mi piace moltissimo scoprire le potenzialità degli strumenti che uso confrontandomi con chi è migliore di me per ottenere risultati sorprendenti insieme e soprattutto mi piace moltissimo trasmettere agli altri le mie conoscenze e vedere come le useranno. Una volta ho assistito ad un convegno nel quale era presente Chris Anderson, fondatore di Wired Usa, che disse: il vero innovatore è colui che condivide conoscenza senza aspettarsi niente in cambio. E’ diventata la mia massima aspirazione! 

Mi faccio chiamare IbridoDigitale, ho assistito alla trasformazione del pianeta da Mondo Analogico a Universo Digitale, io e i miei coetanei siamo l’anello di congiunzione tra due generazioni. Noi abbiamo accolto l’avvento dei social media con un’attitudine vicina a quella dei giovanissimi ma con una maturità di donne e uomini già formata, i nuovi strumenti non sono riusciti ad educare i nostri comportamenti come invece succede ai più giovani. In tutte questi aspetti, Rachele è come me, una vera IbridaDigitale.

Far parte di Co-winning® è ovviamente molto gratificante e la mia adesione va oltre l’aumento di visibilità. Le competenze della crew diventano le mie e mi danno la possibilità di esplorare nuove strade con una forza di conoscenza collettiva dirompente, dando a tutti noi la possibilità di diversificare la tipologia di persone con le quali creare viralità nel modo che preferisco, attraverso relazioni dirette. Ognuno di noi, in questo modo ha le chiavi per entrare nelle città degli altri e la possibilità di relazionarsi con gli altrui concittadini compresi in un certo senso gli sponsor che hanno fornito a Rachele prodotti e servizi: l’albergo Pietrasanta, Donatella De Paoli, Le borse di Poppy, Blue Liguria, Tangram ed Event Reporter
Da parte nostra, membri del gruppo, l’obiettivo ricercato è stato inizialmente quello di seminare nella rete dei piccoli indizi, che hanno contribuito a creare grande aspettativa, il tutto cercando di mantenere lo stile sobrio che ci accomuna tutti indipendentemente dalle competenze. Io per primo, e via via ogni settimana gli altri membri della crew, pubblicheremo un post ciascuno con l’unico vincolo di citare sempre tutti gli altri, nel modo che preferiamo, tenendo alto e costante il livello di condivisione dei nostri nomi, delle nostre attività e di #cowinning. 

Non voglio dimenticare di citare Leggendaria e SIL - Società Italiana delle Letterate, che a detta della stessa Rachele l'hanno aiutata a sviluppare le sue competenza e Sara Stella che non ha potuto far parte direttamente della crew, a causa di tardiva risposta, dovuta ad un problema tecnico con la sua e-mail. 
Sarà molto interessante verificare come ognuno di noi tratterà in maniera diversa il proprio rapporto con un argomento comune a tutti, ovvero il progetto, rispettando le regole del gioco.

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mercoledì 19 dicembre 2012



SI può trovare un’amica vera a mille chilometri di distanza? Se si ha una passione in comune e compatibilità di socialcarattere si può eccome. Quasi per caso un giorno, mi sono trovato a chiacchierare su twitter con @fascinorock, il nome è tutto un programma, lei si occupa appunto di fashion e Rock, con molta passione, cosi tanta da essere quasi travolgente. Ci siamo subito piaciuti, perché entrambi amiamo, in modo diverso, la musica. Dopo un’ora dall’aver parlato la prima volta, mi aveva già proposto un’intervista sul suo blog http://fascinorock.wordpress.com/, aveva avuto altre idee e ne stava tirando fuori altre, assolutamente incontrastabile, come un vulcano di colori. Nel frattempo è passato del tempo, abbiamo fatto qualcosina insieme, ma ci mancava la vera collaborazione, un progetto nuovo da portare avanti insieme.

Vi presento La mia amica Sara e lo faccio con una breve intervista, per farvi capire quanto è dannatamente Rock 

1 -Ciao Sara, quando è iniziato il tuo rapporto con la musica  
l mio rapporto con la musica che mi piace è iniziato quando comprai una radio con la doppia cassetta e durante una pausa delle lezioni al primo anno di liceo, i miei due compagni metallari che sedevano dietro di me,uscirono una scatola piena di tesori: c’'erano Ac-Dc, Guns Roses e la cassetta di Tyr dei Black Sabbath... Riuscii a farmela prestare e il giorno dopo andai a comprare i miei primi album rock: il 2 Greates Hits dei Queen e Ride the Lithing dei Metallica. Da allora non mi sono più fermata.  

2 - I tuoi familiari hanno influenzato i tuoi gusti? Se si, in che modo?  
In realtà i miei gusti musicali non sono stati influenzati dai miei genitori, a parte una passioncella per Mina e Celentano e il jazz, visto che mio padre da giovane suonava la tromba.   

3 - Che rapporto hai con il canto e gli strumenti musicali  
Il mio rapporto col canto è pessimo. Non mi sono mai sentita una cantante, piuttosto una musicista. Ho iniziato a suonare il basso, ma poi le percussioni e la batteria hanno catturato il mio interesse. Il ritmo è tutto!  

4 - Preferisci scoprire musica ed artisti nuovi o cullarti nelle tue certezze del passato  
Amo molto la musica con cui sono cresciuta e la riascolto spesso, ma amo le novità e la ricerca, quindi sono sempre alla ricerca di nuove band e di nuove sonorità. E quando scopro  una nuova band sono sempre entusiasta come un bimbo in una pasticceria. L'evoluzione della musica è importante, ma penso che però si possa avere se si conosce anche la vecchia musica. Mi spiego:i Led Zeppelin ai tempi portarono rivoluzione nella musica, ma loro conoscevano i musicisti che erano venuti prima di loro, per es: Muddy Waters, ne hanno fatto tesoro e rielaborato nuova musica. Io cerco sempre band originali e per dirla in modo giovane "che spaccano!"  

5 - Tendenzialmente preferisci artisti uomini o donne? Perché?  
Se sono bravi, non c'e'differenza, pero la mia vena femminista e riot girl pende verso le donne... ma ripeto, di fronte alla bravura, il sesso non conta. Adoro molte cantanti e band femminili e lo ribadisco, spesso non vengono fatte emergere rispetto ai loro colleghi uomini, ma la bravura premia alla lunga.  
Non è strepitosa? ;-)


Twitter - @fascinorock 




Pinterest - Sara Stella


Cosa mi sarei persa se non ci fosse la musica nella mia vita? Tantissime esperienze  e tantissimi amici. Ho conosciuto IbridoDigitale su Twitter proprio attraverso uno scambio di tweet su un argomento musicale. Lui mi ha fatto leggere due suoi articoli del suo meraviglioso blog http://www.ibridodigitale.com/ e lì è scattata la molla. Il post in cui spiegava che grazie alla musica, un suo incontro di lavoro aveva preso una piega inaspettata e piacevole, mi ha entusiasmato nei suoi confronti. Inoltre Ibrido Digitale si occupa di Nativi e Ibridi Digitali, un argomento che sento molto vicino: ci mette passione, idee potenti e tanto tanto cuore. Le idee che sviluppa nel blog  e nei vari social sono molto belle e coinvolgenti: dovevo intervistarlo assolutamente! Ibrido Digitale si è conquistato non solo un’amica, ma anche un piccolo tsunami,  che come dice lui, non sta mai ferma. Ma in realtà è la sua voglia inarrestabile che mi sprona. Da qui nasce la sua idea di una collaborazione in un progetto incrociato dove canalizzare le nostre idee. E come dice una nostra comune amica: attenti a quei due!  
Ma adesso è il momento di presentarvi il mio amico Matteo  


1 - Quale canzone o cantante ti ha fatto capire che amavi la musica?  
Ho iniziato ad ascoltare seriamente la musica ad 8-9 anni, ogni settimana mio padre, che aveva un amico dj, riportava a casa le nuove uscite discografiche e io l'aiutavo a registrare le cassette, avevamo davvero un bell'impianto, probabilmente la colonna sonora di Saturday Night Fever è stata decisiva.  


2 - Il tuo primo disco acquistato?  
Facilissimo, Der Kommissar di Falco, un orrendo rap in tedesco del 1982 che è stato a lungo primo in classifica, ma avevo 11 anni e da lì in poi sono stato influenzato da mio fratello più grande di 6 anni, in direzione post punk inglese, Roxy Music, New Order, Smiths, Pil, Clash, Cure....... contemporaneamente l'altro fratello più grande di 4 anni mi ha influenzato in direzione Black americana: Marvin Gaye, Diana Ross, James Brown, Commodores, Jackson Five.......  

3 - il tuo primo concerto?  
L'immenso Lucio Dalla, a Porto Cervo, metà anni '80, un musicista pazzesco, tutt'ora ne conosco decine di canzoni completamente a memoria.  

4 - Quali sono le emozioni che provi grazie alla musica?  
La musica, ti porta dentro il sogno, il sogno di cantare, di suonare, di ballare, se ti lasci travolgere è in grado di esaltarti più di qualsiasi droga, posto di saperne apprezzare la bellezza ed avere i mezzi per ascoltarla con qualità.  

5 - La musica è la tua esperienza, dice Charlie Parker. Dimmi una tua esperienza al riguardo.  
Non sono musicista, non sono cantante, da adolescente sono stato travolto dal seme dell'Hip Hop, il Rap di Grand Master Mel, accompagnava le mie performance di ballo in giro per le discoteche umbre, era il mio modo per esprimere l'amore incondizionato per la musica, poi è passata, sono cresciuto ed ho iniziato a formare la mia competenza, con una solida base di esperienza musicale, ho conosciuto il Raggae e l'ho amato profondamente, ma nel frattempo ho iniziato ad ascoltare il Rock Prog, per arrivare al Metal Prog, completando così il mio repertorio.  
Non è adorabile? e allora...attenti a noi due!!


Twitter - @ibridodigitale 




sabato 8 dicembre 2012


Devo ammetterlo, Pinterest è il Social Media che più mi piace, è immediato, è globale, veramente globale, la metà dei miei followers sono d'oltreoceano, ma soprattutto, è ottimo per condividere un'idea. Qualche tempo fa ho inaugurato la board condivisa #shareyourdesktop, che ha avuto e sta avendo un successo inaspettato, ogni giorno nuove persone iniziano a seguirla, non tutti aggiungono la loro scrivania, ma il web è fatto di utenti attivi e altri semplicemente curiosi, vanno bene entrambi. Durante questo periodo, oltre a seguire la board, mi sono documentato, confrontato, ho spulciato quelle altrui e penso finalmente di aver compreso appieno la potenzialità del mezzo. Ora sono pronto per un nuovo esperimento. Questa volta, prima di cominciare, mi sono rivolto alla mia amica @rosagiuffre,  la signora FuturoSemplice, probabilmente nessuno ha analizzato a fondo Pinterest come lei, le ho esposto il mio progetto e lei mi ha subito dato dei suggerimenti per ampliarlo, così unendo la mia idea e i suoi suggerimenti è nato il Contest #ShareYourChristmasTree.

Oggi 8 dicembre, tradizionalmente, almeno dalle mie parti, si addobba l'albero di Natale, una consuetudine che unisce molti focolari domestici italiani ed esteri, non vi piacerebbe guardare quelli dei vostri social-amici? Presto detto, ll regolamento è semplice: ho creato una board condivisa su Pinterest #ShareYourChristmasTree appunto, dove tutti gli invitati potranno pinnare il proprio albero di Natale, quello che avete preparato insieme a moglie, figli, fidanzato, compagna, mamma....... Dal 9 dicembre al 7 gennaio, sarà aperto il Contest, per votare, sarà sufficiente dare il vostro like al vostro o ai vostri preferiti, alla fine della fiera, chi avrà più likes vincerà il premio finale, che consiste in un abbonamento annuale a Wired, una rivista che piace sia ai maschietti che alle femminucce.

Vi piace l'idea? Allora diffondetela, tramite twitter, facebook, G+, Instagram o come vi pare, ma diffondetela. Ora vorrei chiarirvi che per caricare un'immagine su una board condivisa dovete essere invitati, così a parte tutte le persone che sono già miei followers e che quindi provvederò ad invitare direttamente, gli altri per partecipare dovranno provvedere ad iscriversi a Pinterest e comunicarmi in qualche modo la loro intenzione a prendere parte alla "gara". Lo potete fare con ogni mezzo a vostra disposizione, sono presente un po' ovunque, e questa è la mia mail, nel caso vogliate contattarmi direttamente. Avrete capito che si tratta di un altro modo per conoscerci meglio, noi che siamo tutti social-amici, ma che probabilmente non ci incontreremo mai e che piano piano stiamo condividendo piccole parti della nostra quotidianità.

Ps: quando pinnate, ricordatevi di aggiungere l'hashtag #ShareYourCristmasTree alla descrizione e di attivare la casella di spunta di Twitter.
Buon Contest
Matteo

mercoledì 7 novembre 2012


La mia Bio su twitter recita: Nato tra la fine dell'epoca analogica e l'inizio di quella digitale, da 15 anni combatto contro la carta sulle scrivanie, ma qualcosa deve essere andato storto! L'approvazione del Decreto Sviluppo bis dovrebbe rendermi felice, risolvendo in parte questa ridicola situazione. E invece non riesco ad essere tranquillo. L'articolo 11 dell'Agenda Digitale per l'istruzione, introduce i Libri e centri scolastici digitali e lo fa in modo drastico, senza ritorno, ma io mi chiedo lo fa con cognizione di causa? Dal prossimo anno gli alunni delle scuole superiori dovranno dotarsi di testi completamente digitali o testi misti, purché i contenuti aggiuntivi possano essere acquistati in modo disgiunto dal testo cartaceo, per evitare un problema che si è già presentato quest'anno, che ha costretto molte famiglie a sostenere una doppia spesa.

Uno dei due principali obiettivi della manovra è dichiaratamente la riduzione dei costi per le famiglie, ma il governo riuscirà ad avere il controllo delle spese su un progetto completamente nuovo ed ancora tutto da realizzare? Il mezzo tecnologico protagonista della rivoluzione sarà il Tablet, ma già è apparso chiaro che l'acquisto sarà a carico delle famiglie ed ecco il primo mattone, che non dovrebbe cadere in testa a quelle meno abbienti che ne riceveranno uno in comodato d'uso dalla scuola, sempre che questa, prima riesca a trovare i soldi per la carta igienica. Il ministro Gelmini aveva cercato di limitare le spese scolastiche impedendo agli istituti di adottare nuovi testi prima di sei anni e alle case editrici di variare prima di cinque anni il contenuto dei libri. Queste due norme spariscono, lasciando solamente ai revisori dei conti un controllo preventivo sulle delibere d'adozione di nuovi testi, ed ecco il secondo mattone.

Non voglio essere negativo a tutti i costi, magari queste soluzioni saranno adottate con diligenza e produrranno il risultato sperato, ma c'è un altro problema, il secondo degli obiettivi dichiarati della manovra, che sta nel favorire l'attitudine dei nativi digitali, costruendo una nuova didattica basata su strumenti altamente tecnologici. L'utilizzo di tablet è indubbiamente alla portata dei nostri ragazzi che si destreggiano con grande disinvoltura nell'uso del mezzo, ma per farci che? Oggi il tablet è percepito solo come strumento di svago dai ragazzi, chi ci dice che abbiano la maturità per concentrarsi sullo studio, utilizzando un oggetto che con un tap può aprire un universo di distrazioni? Tanti anni fa, quando frequentavo il liceo, mi bastava una calcolatrice per distrarmi dalla noiosa lezione, figuratevi un'Ipad! Per capire meglio la situazione, mi sono confrontato con due amici insegnanti, per capire il loro punto di vista sulla faccenda e le perplessità non sono mancate: mi hanno detto che la lotta quotidiana è aperta contro gli Smartphone, con i quali i ragazzi riprendono video, si scambiano i compiti, si fotografano...... Pensate cosa succederà quando si darà loro il permesso di usare lo stesso apparecchio, con oggettive difficoltà di controllarne l'utilizzo.

Tutte le mie obiezioni possono essere contestate o meglio risolte e probabilmente si sta già pensando a farlo, ma io intanto qualche suggerimento lo scrivo, chissà che qualcuno sia d'accordo con me:
  • Il tablet da utilizzare dovrà essere specificatamente orientato allo studio, a costo di blindarne la funzionalità tramite software, con una sorta di "modalità scuola".
  • Per coloro che possiedono già Tablet in casa dovrà essere possibile installare la "modalità scuola" gratuitamente.
  • Gli insegnanti dovranno essere formati in maniera puntuale, sradicando se necessario, la resistenza alla tecnologia che pervade gran parte del corpo docente, che si sente  minacciato come depositario della conoscenza e spesso non è disposto a rimettersi in gioco.
  • La qualità dei contenuti multimediali dovrà giustificare l'adozione del mezzo. Non può essere sufficiente inserire un video qua e là per rendere un testo multimediale; è necessario sviluppare un progetto che sfrutti tutti i vantaggi apportati dall'utilizzo delle tavolette. Un esempio? Timbuktu, un'applicazione interattiva per bambini, che non lascia una riga al caso, creata da un gruppo di preparatissimi ragazzi, guidati da una giovane italiana di grande talento.
Ci sarebbero molti altri aspetti da valutare, ma per questo mi affido ai vostri commenti.

mercoledì 17 ottobre 2012


Far parte di una rete sociale ci mette in condizione di confrontarci con altre persone, ma soprattutto ci dona spesso lo spunto per stimolare la nostra creatività e diffonderne il prodotto, così voglio mettermi alla prova e verificare se quella che reputo una buona intuizione, riuscirà ad avere successo nella rete diffondendola esclusivamente attraverso il mio piccolo gruppo di Social Friends. Naturalmente il successo dipende anche dall'utilizzo del mezzo di comunicazione, una campagna mal progettata e mal condivisa non potrà avere molto successo. Per questa ragione, in fase iniziale ho invitato a contribuire al  mio piccolo progetto due persone molto efficaci nei tempi e nei modi di condivisione delle notizie, ma sempre facenti parte del mio gruppo.

Pinterest in questo momento è lo strumento con più potenzialità inespresse, soprattutto la possibilità di condividere una Board con altri utenti, lo rende perfetto per la creazione di contenuti collettivi. Ultimamente, tutti noi abbiamo postato online ogni sorta di informazione che ci riguarda personalmente, dai tweet, alle foto di Instagram, dai post sui nostri blog ai commenti e i like su Facebook, questo comportamento ha diffuso per noi, volenti o nolenti, una nostra identità online. A me piacerebbe invece creare un luogo dove poter inserire tutti una sola informazione, per tutti la stessa, ma diversa per ognuno di noi, così ho pensato allo screenshot del desktop dei nostri Pc e Mac. L'idea mi è venuta dopo tanti anni di assistenza informatica, dopo aver visto centinaia e centinaia di scrivanie virtuali, ognuna che raccontava un po' la storia di chi l'aveva creata e popolata nel tempo, mi ha sempre divertito scoprire chi c'era dietro quelle curiose immagini coperte da centinaia di icone inserite in anni di utilizzo o altre perfettamente visibili e ordinate e altre ancora e ancora.... Mi piacerebbe che caricaste la vostra, per conoscervi un po' di più attraverso il vostro spazio di lavoro così ho creato questa Board condivisa su Pinterest, che contiene già i primi shots, compreso il mio. Vi piace l'idea?

Per poter accedere avete bisogno che io vi inviti, quindi non esitate e scrivetemi a questo indirizzo ipisellis@gmail.com, è facile, ma se avete qualunque difficoltà tecnica, sono qui per aiutarvi. Vi ricordo che per avere lo screenshot del vostro desktop in Windows, dovete premere il tasto Stamp e incollare il contenuto degli appunti generati in un qualunque programma di disegno o fotoritocco, anche Paint può andare; sotto Mac dovete premere in successione Command + shift +3, il file comparirà sulla scrivania.

Per coloro che vogliono partecipare senza essere dotati di un account Pinterest, mi metto a disposizione per aiutarvi passo passo nella sua creazione. Un'ultima cosa, contestualmente all'upload dei files siete invitati a condividere anche su twitter con l'hashtag #shareyourdesktop.
Allora, ci state?

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domenica 7 ottobre 2012


Dopo tanti anni, quasi per caso, mi sono ritrovato ad una festa paesana vicino Trevi, invitato dai miei studenti cassintegrati, ho riprovato l'ebrezza del ballo liscio dal vivo, con tanto di coppie superpreparate intente a disegnare la pista da ballo con volteggi degni del walzer di fine anno di Vienna. Mentre respingo gli inviti alla danza delle mie accompagnatrici più mature, mi accorgo che dall'altra parte del paese c'è un altro palco ed un gruppo sta suonando davanti ad un folto gruppo di giovanotti che partecipano alla performance in maniera molto attiva, mi avvicino incuriosito: vedo un ragazzo vestito tale e quale a Vasco Rossi che interpreta Bollicine, imitando la voce, la movenza, la tenuta e soprattutto la sbavolenza. Il problema è che i ragazzi se la cavano bene, sembra quasi di stare ad ascoltare un disco di Vasco, questo fenomeno musicale viene definita Tribute Band.

La tribute Band è il risultato di un approccio un po' distorto al mondo della musica, sia dal punto di vista del musicista che da quello dell'ascoltatore. Mi rendo conto che un gruppo può avere difficoltà a sbarcare il lunario e trovando una forte domanda da parte del pubblico giovane, educato alla musica da programmi televisivi, tutti basati su interpretazioni di cover famose, viene spinto nella direzione dell'imitazione, tuttavia i veri amanti della musica cercano tutto fuorché l'imitazione, ai concerti si aspettano di ascoltare arrangiamenti diversi e sempre nuovi dei brani che conoscono, meglio se improvvisati, oltre a pezzi inediti e ricercati. Internet in generale, ma emule in particolare hanno amplificato il problema, con orde di ragazzi che scaricano intere discografie del passato, imboccati dai santoni della musica di Amici e X-Factor.

Ascoltare la musica vecchia non è male, io lo faccio spesso, ma ci sono arrivato con anni di ricerche e ascolti, ho capito da solo quali erano i generi adatti a me e nel frattempo cerco di scoprire quella nuova, la rete usata bene è uno straordinario mezzo per farlo. Last.fm, Shuffler.fm, SoundCloud, lo stesso Youtube ci permettono di andare a scoprire Sounds nuovi con facilità e soprattutto di confrontarci con altre persone attraverso la componente social che tutti quattro possiedono, farsi consigliare e consigliare qualcosa è un conto, essere indottrinati senza possibilità di replica un altro. Io capisco che a volte il buon artigianato può essere gradevole, ma l'arte è tutta un'altra musica!

Ecco come dovrebbe essere un concerto, intimo, cantato bene, suonato meglio, ma soprattutto partecipato! Non vi azzardate a non vedere il video fino in fondo :)

martedì 25 settembre 2012


L'anno passato, mi sono recato con grande curiosità e molto interesse ad assistere al TEDxTransmedia tenutosi a Roma, presso il museo Maxxi, cornice splendida, illuminata da una bellissima giornata di sole di fine settembre. Non avevo mai partecipato a questo tipo d'evento, dove tutto è organizzato nei tempi e nei modi, dove gli speakers si preparano a dovere, per illustrare con i giusti toni i loro pensieri in un quarto d'ora. Nonostante il mio stentato.... ok molto stentato inglese, sono riuscito a seguire il senso di tutti talk, tanto è stato l'entusiasmo che ho potuto respirare dalla prima fila difronte al palco. È passato un anno e sta per iniziare la nuova edizione ed io, col mio inglese che è rimasto stentato, sono pronto a partire, però stavolta la mia partecipazione sarà più intima, farò parte o meglio, darò una mano agli organizzatori attraverso gli strumenti che mi sono più vicini, la macchina fotografica e i Social Media, cercherò di fare la mia parte per coinvolgere il pubblico presente in sala e quello in rete, raccontando a mio modo il prima, il durante e il dopo evento. Tutti i miei scatti saranno ospitati qui: http://bit.ly/RFCxTb, dove già sono presenti quelli della passata edizione, potete quindi farvi un'idea di come si svolgerà la cosa. Rispetto all'anno passato, sono più consapevole di come dovrebbe svolgersi la giornata e cercherò di documentare in particolare, la pausa del pranzo, in cui tutti i partecipanti insieme agli speakers e allo staff, si troveranno insieme, pronti a scambiarsi idee e commenti davanti ad un piatto di ottimo cibo e vino, la scorsa edizione non ero preparato a fare questo tipo di networking e non ho interagito più di tanto, anche per colpa della lingua, ma forse sarà proprio questo il momento più creativo della giornata e stavolta non me lo lascerò sfuggire. Non ho intenzione di approfondire il discorso sugli argomenti che verranno trattati, c'è chi l'ha già fatto in modo puntuale e dettagliato, questo è il link al sito ufficiale: http://www.tedxtransmedia.com/, vi dirò invece che quest'anno sono più motivato, più libero di lasciare spazio alla creatività, ispirato dal luogo e dal tema WeKids, un invito a svegliare il bambino che è in noi, ma nel mio caso il bambino è già sveglio e non vede l'ora di iniziare a giocare.

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mercoledì 8 agosto 2012



Mercoledì 1° agosto 2012, per caso, guardando il telegiornale su Rai 2,  sento parlare di raccolta differenziata e di come un piccolo paese italiano abbia risolto i suoi problemi di eccessiva immondizia, tramite un suo oculato utilizzo. Ho preso quest'informazione e l'ho archiviata in una parte periferica del mio cervello.

Qualche giorno più tardi, leggendo l'ultimo numero di una rivista specializzata in conservazione sostitutiva mi imbatto in un nuovo software che permette di digitalizzare, catalogare ed archiviare su Cloud l'immane mole di documenti che copre le scrivanie di tutte le aziende, al fine di dematerializzare la carta.

Ho trovato una similitudine inquietante tra i due casi:
  • La raccolta differenziata dovrebbe essere usata come estrema ratio di un percorso che prevede la riprogettazione dei prodotti di consumo, dei trasporti, degli imballi, ma soprattutto delle teste delle persone alle quali viene invece data una via d'uscita, che non mini il desiderio d'acquisto ormai instaurato nei consumatori.
  • La conservazione sostitutiva in particolare, ma la digitalizzazione dei documenti cartacei in generale, dovrebbero essere usate per dematerializzare quei pochissimi documenti che non nascono in forma digitale o che arrivano in forma cartacea, come ad esempio la posta ordinaria. Succede invece che anch'esse vengano presentate come via d'uscita al proliferare di inutili copie cartacee, prodotte da persone viziate da datori di lavoro che non vogliono avere problemi di natura organizzativa.

In entrambi i casi si propone una soluzione costosa ed evitabile, nonché insufficiente, ma che riesca a non modificare minimamente le abitudini dei consumatori/lavoratori.


Mi si può dire di non sputare nel piatto dove mangio, ma non mi si può prendere per il culo:

quando lavoravo per un'azienda del settore, un nostro cliente ci forniva una grossa mole di documenti cartacei, ovviamente provenienti da stampe di file, il nostro compito era di digitalizzarli, archiviarli fisicamente in base alle leggi vigenti, ma udite udite:
dovevamo stamparne una copia cartacea e restituirgliela per la consultazione, che la visualizzazione dei pdf da browser era poco pratica, "non c'ho dormito la notte".

Io penso che l'unica soluzione al proliferare dei rifiuti sia produrne molti di meno, così come penso che l'unica soluzione per togliere la carta dalle scrivanie sia di non stampare.

In entrambi i casi è necessario formare le persone ad un utilizzo più oculato delle risorse a disposizione e cosa ben più difficile convincere le aziende a guardare veramente avanti. 

Gli interessi sono tanti e arrivano da più parti, non mi soffermo su quelli intorno ai rifiuti, ma per quanto riguarda la digitalizzazione è del tutto evidente che l'avvento della stampa facile ed economica ha prodotto disastri immani e la risposta non può e non deve essere la scansione di un documento che non doveva essere stampato, per di più tramite macchine prodotte dalle stesse aziende che fabbricano le stampanti. Vi voglio proporre un video che affronta il problema in maniera più seria ed anche se non risolve pienamente, almeno ci può far risparmiare qualche albero.



domenica 24 giugno 2012


Circa una settimana fa ho letto su wired.it un articolo molto divertente dal titolo: 50 cose geek da fare almeno una volta nella vita ed ho provato a verificare quali di queste stravaganti attività mi è capitato di compiere almeno una volta. Ho cercato di rispondere senza barare e il risultato mi ha un po' sorpreso, comunque, a voi i dettagli:
  1. Costruire un Pc - Si - Se per costruire si intende assemblare, penso di essere ampiamente sopra le 200 unità.
  2. Craccare una password Wi-Fi - Si - per curiosità.
  3. Rippare le tue vecchie cassettine in file audio - Si - se valgono anche gli Lp in vinile.
  4. Comporre della musica con un synth e provare almeno per un attimo a essere Brian Eno - No -  Ho troppo rispetto per la musica.
  5. Fare il jailbreak di un iPhone o di un altro device, meglio se Apple, che è ancora più soddisfacente - Si - Molto controvoglia per lavoro
  6. Installare OS X su un Pc o Windows su un Mac - No - La trovo una cosa idiota.
  7. Imparare le più complesse abbreviazioni da tastiera e abbandonare di conseguenza il mouse - Si - per imparare ad usare Word più velocemente, come correttore di bozze pagato a carattere.
  8. Riconoscere le costellazioni più importanti Parecchio nerd come attività - No - Ma mi sarebbe piaciuto.
  9. Usare solo software opensource, scelta di campo radicale - Ni - Io uso solo software originale, tra cui programmi opensource.
  10. Giocare a videogiochi vintage su supporti contemporanei - Si - Anche perché io ho giocato a tutti quelli originali, comunque Mame lo utilizzato ancora con World Court.
  11. Recuperare file perduti da un hard disk esterno -Si - Fa parte del mio lavoro.
  12. Andare in Rete in maniera completamente anonima - No - Non mi è mai interessato.
  13. Caricare un video su YouTube - Si - Moltissimi.
  14. Usare una reflex in modalità manuale - Si - Con risultati da migliorare.
  15. Accorciare la Url di un sito web Usando Bitly - Si - Obbligatorio su Twitter.
  16. Costruire un robot - No - Forse un giorno lo farò.
  17. Controllare le luci di casa tramite un computer Ma senza usare uno di quei sistemi pronti che si trovano in commercio, altrimenti è troppo facile - No - Ma non mi interessa.
  18. Scaricare tutta Wikipedia - Si -
  19. Proteggere dei dati in modo irreversibile - No -
  20. Imparare a maneggiare Javascript Perché va bene andare su Internet. Ma bisogna anche sapere come funziona - No - Ho sempre odiato programmare.
  21. Farsi pubblicare dal New Yorke Uscire sulla testata più radical chic d'America è un privilegio assoluto per ogni aspirante scribacchino - No - E non succederà mai.
  22. Imparare almeno una lingua artificiale - No - Magari prima è meglio studiare l'inglese.
  23. Fare la coda per comprare un gadget, la tecnologia alberga in te. Dimostralo sul campo. Ma non essere banale, all'Apple Store è troppo facile - Si - Il primo Ipad in anteprima da Mediaworld.
  24. Partecipare (e magari vincere) al FameLab - No - Non succederà.
  25. Usare costantemente citazioni geek - No - Ne uso solo una del comandante Kirk.
  26. Andare in pellegrinaggio su almeno un luogo geek - No - Questo non è geek è nerd.
  27. Andare nello Spazio Ok, è difficile. Ma nemmeno così tanto - No - Si certo, come no!
  28. Sposarti qui Allo Star Trek: Experience di Las Vegas. Magari dentro la copia dell'Enterprise - No - Ammesso e non concesso di volerlo fare, a lei chi lo dice?
  29. Giocare a Super Mario su questa piattaforma La prima. Il sogno di ogni amante di videogame? - Si - Al Devil di Perugia, ma ben prima anche Space Invaders, Galaga, Asteroid........
  30. Finire tutti i Final Fantasy Difficile trovare un'attività più nerd di questa in cui investire parte del proprio tempo. Ma volete mettere il senso di onnipotenza, alla fine? - No - Troppo Nerd.
  31. Andare al festival di Superman, si tiene ogni anno nell'Illinois - No - Anche questo troppo nerd.
  32. Finire Lost e capirne il finale. Ovviamente - No - Twin Peaks vale?
  33. Capire il baseball, lo sport più geek di sempre - Si - Ci ho anche giocato qualche volta.
  34. Impara a decifrare gli acronimi tecnologici Basic, Bmp, Cd-Rom, Dns e via discorrendo - Si - è il mio lavoro.
  35. Comprendere la differenza tra Terabit e Terabyte, perché è facile parlare di Internet e cose simili. Ma sarebbe corretto, prima di trapassare, sapere almeno come funziona (per davvero) - Si - Sempre per lavoro.
  36. Cancellarsi da Facebook, per almeno una ragione: provare la soddisfazione di portare a termine la pratica - No - Ma da un po' ci sto riflettendo.
  37. Distruggere il cellulare Prima o poi succede. Di solito è sintomo di una vita tecnologicamente vissuta appieno - No - Generalmente rivendo i cellulari che non uso più.
  38. Bullarsi di essere iscritto a un social network poco conosciuto, qualcosa di supernicchia che il grande pubblico non consoce ancora. Oppure fondane uno - No - E non succederà.
  39. Sviluppare un'applicazione e mettila in commercio su iTunes o Google Play. Salta, insomma, dall'altra parte della barricata tecnologica - Ni - E' da un po' che ci lavoro, ma sono lontano.
  40. Lavorare nella Silicon Valley, anche uno stage schiavista alla corte di Zuckerberg. Ma ogni geek tecnologico che si rispetti ha messo piede nella Valley almeno una volta - No - Ormai sono troppo vecchio.
  41. Fare una valanga di soldi vendendo la tua startup Al miglior offerente, al momento giusto. E cerca di finire in una di quelle classifiche à la Forbes per un qualche record - No - Mi prendete per il culo?
  42. Imparare quante più sigle della tavola periodica degli elementi. Anche se il liceo è lontano e finito da tempo. Un vero geek scientifico deve farsi ricordare così - No - C'è la tavola?
  43. Far volare un drone Come Chris Anderson, il direttore di Wired in America, spesso fa. Se proprio non riesci a costruirtelo da solo, ora si trovano anche in commercio - No - Ma i modellini mi stanno sulle palle.
  44. Capire Einstein o almeno la Teoria della relatività generale. Un obiettivo scientifico irrinunciabile - Ni - Al liceo avevo approfondito l'argomento, ma chi se lo ricorda dopo 20 anni.
  45. Potenziare la tua Wi-Fi. Trasformare il tuo router in un mega hotspot esterno, magari. Qualcosa a metà tra l'informatica e il bricolage - No - Ma lo farò, mi serve per il giardino.
  46. Trasformare il tuo balcone in un orto urbano, una svolta eco-geek di autosussistenza - Ni - Non ho un balcone, ho un giardino con parti coltivate.
  47. Registra il tuo nome come dominio Internet, sarà il tuo monumento virtuale perpetuo. Ma ricordati di rinnovarlo - Si - Se vale Ibrido Digitale.
  48. Smettere di usare Comic Sans, sperando che tu non abbia mai iniziato. Ecco una regola fondamentale di buon gusto digitale - Si - Ma ho dovuto cambiare il font di default delle note di Ipad.
  49. Sguainare una spada laser Almeno una volta nella vita devi sentire la Forza dentro di te, prima che sia troppo tardi - Si - Ho sfidato mio figlio anche oggi.
  50.  Guardare tutti i film di Miyazaki Per la pace anteriore, una delle ricette migliori - Si - Anche "Una tomba per lucciole" che per la pace interiore forse non è proprio indicatissimo.
Risultato finale: 20 Si, 4 Ni, 26 No.
Dati alla mano, non mi sembra che io sia poi così geek, ma chissene! E voi avete provato a rispondere?

domenica 27 maggio 2012


La mia città è ferita, le sue strette vie sono come vene malate, piene di sangue e droga, i cittadini si allontanano e lasciano spazio al degrado e alla criminalità. L'amministrazione si è accorta e sta tardivamente, goffamente, sfacciatamente tentando di rigirare la frittata ergendosi a paladina della riconquista del territorio.

Non voglio neanche commentare, non mi interessa, non credo che militarizzare la città farà tornare le persone a passeggiare su e giù per il Corso ancorché ripulito, mancherà sempre qualcosa da vedere. Con queste idee in testa ieri mattina sono andato a curiosare in via dei Priori, forse la più malata delle vene, per curiosare nei dintorni di Perugia Love Design. Il progetto è interessante, coinvolge molti dei locali commerciali e culturali della zona, proponendo vetrine di oggetti dal design contemporaneo e prodotti artigianali autoprodotti, gallerie d'arte improvvisate e non, ho visto ragazzini dipingere in mezzo alla piazza, famiglie con bambini interessati ad oggetti per loro inusuali, ma soprattutto ho visto i Perugini, ne ho riconosciuti tanti. Io amo queste iniziative, perché fanno vivere la città ai cittadini, non sono baracconate per turisti come la noiosissima Umbria Jazz e il finto festival di EuroChocolate.

Non contento stamattina ho visitato anche i giardini del Frontone, dove si svolgeva il Perugia Flower Show ed anche lì ho incontrato tante famiglie di coetanei che amano la loro città e vogliono viverla normalmente, magari girando tra bancarelle piene di fiori. Non credo che riusciremo a ribaltare la geografia economica del nostro territorio, ormai ci siamo venduti ai centri commerciali di periferia, i vecchi negozi del centro non torneranno mai più, ma forse incentivare le iniziative basate sull'handmade potrebbe riportare un po' d'interesse in un luogo che di argomenti d'interesse ai propri cittadini non ne offre più.

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domenica 20 maggio 2012


Cosa percepisce la gente quando si parla di OpenSource? E per gente intendo sia giovani che meno giovani, normalmente istruiti sull'uso delle tecnologie. In questo momento si parla molto di software OpenSource destinati a migliorare il contatto fra la PA e il cittadino, ma io mi chiedo se al di fuori del "Network" dei Makers, di Wired, di CheFuturo, del Post.... se ne sia accorto qualcuno. 
Perché queste tecnologie vengono normalmente utilizzate in America e da noi non se ne conosce neanche l'esistenza? Il problema, secondo me parte dalla scuola, dove pur essendo presenti molte aule d'informatica, non vengono mai configurate macchine con con software aperto, mai. Se si prova a proporre questo tipo di soluzione, l'unico vantaggio che viene percepito è la gratuità, che purtroppo è data per scontata dall'utilizzo diffuso di software pirata, perché quindi utilizzare programmi diversi dal solito, a volte in Inglese, che nessuno conosce? La risposta è che il Software OpenSource abitua i bambini a ragionare subito in modo collaborativo, perché Open non è gratis, è un concetto diverso, il suo valore aggiunto nasce dalla possibilità di migliorarlo e ricondividerlo. Questa tesi negli Stati Uniti è ormai accettata da molti, ma è stato fatto un grande lavoro con una politica orientata all'alfabetizzazione informatica che è partita 20 anni fa ed è normale che la popolazione sia pronta per iscriversi all'Ateneo dell'OpenData, essendo prima passata per la scuola elementare di OpenSource, gli Italiani invece, non sono pronti per impegnarsi nella condivisione delle informazioni come strumento di buona politica e chi li rappresenta attualmente neanche, essendo la proiezione dell'elettorato stesso, quindi anche ammesso e non concesso che le istituzioni si dotino degli strumenti giusti, non vedo come potremo convincere le persone a prenderne sul serio l'utilizzo. Nel mio piccolo sto cercando di portare un progetto di biblioteca scolastica interamente basato su tecnologia aperta alle elementari frequentate da mio figlio, tanto per cercare di essere coerente.

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domenica 13 maggio 2012


I signori di Cubify hanno imparato molto da Steve Jobs, hanno capito che il package e gli accessori che accompagnano un prodotto, sono forse più importanti della validità del prodotto stesso. Prendiamo il mio caso, sono stato veramente affascinato dalla stampante 3d che ho visto in azione al World Wide Rome, ho perfino pensato di acquistarla, iniziando a valutarne i possibili utilizzi, ma alla fine ho desistito.

La verità è che ormai mi sono abituato a valutare un oggetto, anche quando si tratta di mezzo di lavoro, nel suo insieme, quindi per me è diventato importante il design, la confezione, la coerenza grafica del prodotto con i suoi accessori.... Lo so Apple mi ha viziato e non è detto che questo sia corretto, ma resta il fatto che evidentemente qualcun'altro ha pensato bene di soddisfare i miei bisogni. Dopo aver visto il sito di questa nuova stampante, l'idea di comprarla è prepotentemente riaffiorata e poco importa se non ho ben chiaro che cosa ne farò, per me ormai quello che era un gran bel marchingegno per smanettoni è diventato finalmente un bel prodotto consumer.

L'azienda ha pensato bene di aiutare le persone poco creative ad entrare nel mondo della stampa 3d, fornendo alcuni progetti preconfezionati per farci iniziare subito a creare, nonché "le cartucce di materiale consumabile" appositamente create per questo modello. Naturalmente la logica di condivisione delle creazioni è sempre presente e probabilmente, a partire dal 25 maggio, giorno di uscita del prodotto, nascerà una community di Makers e Designer, pronti a migliorare il prodotto e a condividere i propri progetti, a quel punto anche io che sono creativo come una formica operaia, potrò servirmi del progetto di un ragazzino che abita in Giappone, e "teletrasportare" la sua idea nella mia stampante, per utilizzare o anche vendere il mostro che ne uscirà.

In Italia, l'ostacolo principale alla diffusione della cultura dei Makers rimane la condivisione, sarà difficilissimo convincere le persone che un'idea può essere sviluppata e migliorata da altri portando benefici economici a chi l'ha avuta.

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domenica 6 maggio 2012


Con l'arrivo di Google Drive, l’ultimo servizio di personal Cloud nato, siamo giunti ad una situazione che era nell'aria, ma che molti fanno finta di non cogliere. Dobbiamo rassegnarci, presto tutti i nostri files saranno archiviati online, che ci piaccia o no. Non siamo noi a decidere, non lo siamo mai, se Apple, Google, Microsoft ed altri hanno deciso che questo sarà il sistema d'archiviazione, lo sarà.

A pensarci bene la cosa si può già intuire, prendiamo l'Ipad, siamo alla 3° generazione, il processore è migliorato in modo esponenziale, ma lo spazio disco è rimasto identico e così anche i dischi fissi per pc hanno subito un mutamento che va in direzione della velocità piuttosto che della capienza.

Ok, ma i dati sono al sicuro? La verità è che non lo so e non lo sa nessuno, poiché essendo un sistema ancora giovane è ricco di falle, così poco tempo fa, Dropbox è stato violato per alcune ore, regalando l'accesso ai dati a chiunque. Il problema è stato risolto e si va avanti. Il punto è che ormai la cosa non fa più differenza, poiché i nostri pc, tablet, smartphone, già oggi sono violabili molto di più della Cloud, restando al sicuro solo da spenti, ma spenti oramai non lo sono quasi mai. senza contare i dati che già stiamo condividendo con il mondo tramite i Social Network, il solo interfacciarci con la rete ci mette in condizione di essere violati nei nostri documenti e nella nostra privacy, fare si che ciò sia strutturato ed organizzato, secondo me è solo positivo. Mi dispiace, ma il prezzo da pagare per sapere i cazzi degli altri è che gli altri sappiano i nostri, anche quando non ce ne accorgiamo, l'intreccio di permessi e licenze che tutti noi accettiamo per cazzeggiare su Facebook non ci perdonano.

Il discorso è diverso in ambito Business, dove ancora lo scetticismo nell'archiviare dati sensibili sulla nuvola mi sembra comprensibile, ma le aziende hanno mezzi molto costosi per difendere i propri dati, non rientrano quindi nel precedente discorso.

Per accorgervi di essere sotto osservazione vi basterà controllare la vostra mail, se vi arrivano messaggi di pubblicità non desiderata, significa che almeno uno Spyware è entrato nel vostro sistema e una volta studiate le vostre abitudini, invia le informazioni a chi le pubblicità le crea, in modo da consigliarlo sui vostri gusti, non so se mi spiego.

A questo punto, dovendo scegliere questo o quel servizio, considerate che esistono due categorie: quella delle grandissime multinazionali, come Google, Apple, Microsoft che funzionano alla grande sui propri sistemi, ma sono deficitari se si decide di utilizzarli con la concorrenza. Ad esempio Icloud è fotonica se avete un'Ipad e un Mac, ma in tutti gli altri casi è scarsina, Google Drive è ottima se utilizzata con gmail, Document, Google+ e tutti gli altri servizi di Big G, altrimenti è un po' limitata........

La seconda categoria riguarda servizi che non sono legati a nessuna piattaforma, come DropBox, Memopal, ZumoDrive.... più o meno si equivalgono nel servizio e personalmente li preferisco, perché sono molto più aperti e nel caso di Memopal Italiani.

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martedì 1 maggio 2012


Il mondo del lavoro è cambiato, le certezze di 10 anni fa sono scomparse, ma l'unico problema trattato dai media tradizionali è la mancanza di occupazione per i giovani. Se da un lato questa posizione può essere condivisibile, limitare il problema ai ragazzi mi sembra quantomeno riduttivo. L'adattabilità dei 20-30enni all'evolversi rapidissimo del mondo è palese, ma quando a non trovare occupazione o peggio ancora a perderla sono 40-50 o addirittura 60enni, come la mettiamo?

Il mio impiego attuale, consiste nel formare gruppi di cassaintegrati che appartengono a queste ultime fasce d'età. Aldilà delle difficoltà oggettiva nell'insegnare una materia lontana dal loro Universo come l'informatica, mi sono fermato a parlare con questa gente per capire quali sono le loro competenze e le loro aspettative. Le aspettative sono bassissime, perché si rendono conto di non possedere l'interfaccia per comunicare con una società sempre più tecnologica, mentre le competenze ci sono, ma non sanno di averle. Entrando un po' più in confidenza sono riuscito a farmi mostrare i loro "tesori", lavori di artigiani superbi che hanno nelle mani la loro vera ricchezza. Ho cercato di spiegare loro che questa qualità sta diventando sempre più rara e presto diventerà rarissima. Purtroppo la generazione precedente non ha la mentalità per rimettersi in gioco e affrontare il mercato in prima persona, poiché abituata a lavorare in aziende strutturate dove ognuno aveva il proprio compito da svolgere, ma dove i rapporti col mondo esterno venivano gestiti da altri. Leggendo un articolo di Enrico Bassi, che ho personalmente ascoltato al World Wide Rome, ho potuto finalmente trovare una definizione di Maker, che è colui che racchiude il progettista, il produttore finale e il distributore in un unico individuo, ma io aggiungerei in un unico gruppo. La tecnologia permette oggi di realizzare prodotti finiti a basso costo, tramite ad esempio le stampanti 3d, ma servono ancora il designer, l'artigiano e il commerciale e nessuno vieta che non siano la stessa persona.

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domenica 22 aprile 2012


Tanti anni passati a cercare di convincere le persone che l'eliminazione dei documenti stampati non solo era possibile, ma era praticamente irrinunciabile, e poi? E poi ho capito che la battaglia è stata persa. Trenta anni fa si pensò che i computer avrebbero drasticamente ridotto il consumo di carta, ma in realtà dal 1980 ad oggi è cresciuto del 50%.

Un americano medio, consuma in un anno l’equivalente di carta che si ricava da quasi sei alberi da 12 metri (fonte: Economist Usa), adesso ditemi che dovete sentire il profumo della carta mentre sfogliate un libro, altrimenti non è la stessa cosa e io vi rispondo che voglio una pelliccia d'ermellino che profuma di selvatico, che sintetica non è la stessa cosa.

La verità è che non esiste un metodo per eliminare anni di abitudini radicate nelle persone e l'unico modo per ridurre la deforestazione è quello di istruire adeguatamente i più giovani e lasciare che il tempo faccia il suo lavoro. E' paradossale, ma i programmi di videoscrittura, non fanno altro che simulare un cazzo di foglio di carta, è ovvio che poi viene voglia di stamparlo, ciò che nasce digitale, deve rimanere digitale, ma si deve anche poter usare. Se il layout dei documenti ha per definizione la forma di un A4 verticale, diventa difficile leggerlo con un monitor 16/9 e dopo due pagine di scrolling e parolacce varie, si preme il tasto print della multifunzione e buonanotte.

Fortunatamente molte riviste, molti libri e più in generale, molte applicazioni per tablet stanno già nascendo con lo specifico intento di essere consumate solo in formato elettronico e anche i direttori dei quotidiani hanno capito che la versione pdf o poco più della propria testata, non diventa innovativa solamente perché può essere letta, per giunta a fatica, con Ipad ed hanno iniziato a sviluppare testate orientate alla lettura, non più alla stampa.

Ho visto con i miei occhi centinaia di migliaia di documenti di origine digitale, stampati, scannerizzati e in alcuni casi di nuovo stampati, senza neanche provare a convincere il cliente dell'immane spreco di risorse uitilizzate.

Per un'azienda lavorare onestamente e pagare i propri dipendenti può essere sufficiente, ma io non ci riesco più, non sono più interessato a documentarmi, non ho più voglia di studiare soluzioni per una pratica che già oggi è ampiamente superata. Una volta un datore di lavoro mi disse: "metti l'asino dove dice il padrone", allora accettai il consiglio e feci ottimamente un lavoro che ritenevo inutile, oggi risponderei: prendi l'asino e f.............. .

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domenica 15 aprile 2012


Me ne ero accorto lo scorso anno, durante il TedX di Roma, ne ho anche parlato nel post che racconta l'evento, occorre conoscere l'inglese. Bravo, hai scoperto l'acqua calda! No l'ha scoperta il Politecnico di Milano che dal 2014-2015 proporrà un'offerta formativa esclusivamente in lingua anglosassone.

Dire che sono assolutamente d'accordo è superfluo, ma ritengo che la cosa vada allargata a tutti gli Atenei, l'Università deve tornare ad essere difficile e praticabile solamente dai migliori studenti, i migliori, non i più ricchi e quale miglior filtro della conoscenza profonda di una lingua estera? Se fino a qualche tempo fa conoscere l'English era un Plus di grande valore per poter lavorare, oggi è praticamente obbligatorio per poter anche solo pensare di competere all'estero, ma anche in Italia, anzi potrebbe non bastare.

Vi voglio raccontare la storia dei "Banana" ampiamente descritta da Dario Vico in un articolo del Corriere, che ci parla dei Cinesi nati in Italia, gialli fuori e bianchi dentro, come le banane, appunto. Questi ragazzi nati fra la fine degli anni 80 e l''inizio dei 90, hanno la voglia di lavorare e lo spirito di sacrificio dei cinesi, ma apprezzano e conoscono la cultura dell'occidente, dove si sono formati e dove già lavorano, richiestissimi sia dalle aziende nostrane che dell'estremo oriente. Sentendoli parlare mi fanno un po' rabbia, definendo il nostro, ma anche loro paese, come un bel posto dove è facile godersi la vita, ma a grosso rischio sorpasso; #azz# hanno ragione loro, che intanto sono laureati, parlano l'Italiano, il Cinese e l'Inglese e non piangono miseria come molti nostri giovani che pensano ancora che si possano fare battaglie per il posto fisso, magari aderendo a questo o a quel partito o sindacato. Cari ragazzi, quel tempo è finito, i politici non hanno più il potere di offrire il voto di scambio, per fortuna, oserei dire.

Ricapitolando se il quadro è quello che ho anche solo parzialmente descritto, l'unica cosa che farà la differenza per poter trovare un'occupazione dignitosa sarà studiare, studiare, studiare, possibilmente in Inglese, meglio ancora in Cinese, poi a parità di condizioni i nostri ragazzi e ragazze verranno fuori senz'altro.

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domenica 8 aprile 2012


Quando qualche giorno fa ho letto l'articolo su Wired, ho pensato che dovevo trovare un'ora per sperimentare la nuovissima interfaccia e i nuovi contenuti del progetto di Google dedicato all'arte.

Big G da ormai molti anni ha deciso di catalogare il pianeta e piano piano sta portando avanti il suo progetto, con Google Heart, Google Maps, Street view, Google Libri..... che singolarmente o anche insieme, possono dare un'idea abbastanza ampia della vita sul nostro pianeta e dell'opera dell'uomo.

Tuttavia il progetto più interessante per completare quest'archivio globale mi sembra Google Art Project, poiché la possibilità di godere della vista di un quadro, fotografato in altissima risoluzione, catalogato a dovere, con possibilità di esplorare virtualmente la galleria nella quale è custodito, è già di per se molto interessante rendendo l'esperienza cognitiva vicina a quella reale, vabbè vicina! diciamo più vicina. :-)

La cosa che più mi piace è il voler approcciare le opere d'arte nel modo in cui siamo ormai abituati a fare con la musica, così possiamo ricercare i lavori per collezione ed artista, approfondire la ricerca con schede dettagliate sulle opere e sugli autori e soprattutto utilizzare la funzione "la mia galleria" che permette all'utente di creare un filtro simile ad una playlist popolata da opere d'arte e non da brani musicali. Provate assolutamente questo servizio, è veramente ben fatto e ricco.

Godere dell'arte fino a 10 anni fa non era alla portata di tutti e probabilmente possederla non lo è ancora, ma la possibilità di studiarla per proprio diletto, quella si è cresciuta, oggi chi vuole approfondire la conoscenza di un'opera, di un'epoca, di una corrente ha bisogno solamente di un tablet e una connessione wi-fi, non servono neanche più i costosi dvd che si trovavano in edicola, inoltre gli artisti emergenti che vogliono esprimersi attraverso la propria maestria, lo possono fare gratuitamente e comodamente attraverso diversi Social Network a tema che permettono di divulgare le proprie opere avendo riscontri immediati sul proprio lavoro. Largo alla creatività, chi ha le ali deve volare.

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domenica 1 aprile 2012


Mi sento continuamente travolto da uno Tsunami di informazioni provenienti da ogni dove, tanto che l'unico vero riposo arriva quando finalmente tutto è spento, cervello compreso.

Il nostro "Grigione" ha dei limiti, ma non nell'immagazzinamento dei dati, quanto piuttosto nell'interessarsi a tutta la mole di immagini, testi, suoni, video, chiacchiere.... da cui è continuamente sollecitato.
Mi sono accorto di aver automaticamente ed inconsciamente iniziato a fare una cernita qualche tempo fa, infatti sono mesi che non guardo la televisione (Dragon Ball a parte), non leggo un libro cartaceo, non guardo nessun tipo di film, fiction o sport in Tv, non compro riviste, non leggo quotidiani, non ascolto la radio. Ma allora che #a@@o fai? Semplice sono iperconnesso. Tutte le informazioni che prima arrivavano da più parti in tempi diversi, ora arrivano tutte insieme in un unico oggetto, in quantità decuplicata. Ok, la cosa detta così sembra drammatica, ma riflettendo bene non lo è proprio.

La Televisione è diventata imbarazzante, leggo molti ebook, vedo molto sport e fiction online in lingua originale, seguo i blog e tweet delle riviste che prima compravo, mi informo tramite canali diversi da quelli ospitanti personaggi dei quali non solo non rispetto più l'opinione, ma dei quali non tollero neanche più la presenza, ascolto musica in streaming. Nonostante l'ottimizzazione dei tempi e dei modi le informazioni in eccesso sono comunque troppe, se ne sono accorti i principali Social Network e blog, che riducono sempre di più la lunghezza e la complessità dei testi, fino a passare per le Infografiche o addirittura eliminando del tutto la parola a fronte della più comoda immagine, Pinterest docet; l'opera di compressione dei dati non sarà risolutiva, temo che il vero salto di qualità che si potrà fare nell'utilizzo delle nuove tecnologie, sarà nel rifiutarsi di leggere o vedere o ascoltare argomenti futili o di scarso interesse, a fronte di un utilizzo oculato delle risorse mentali per scovare e seguire solo ciò che ci stimola veramente. La rete è una Babele immensa e scarsamente organizzata, tanto che siamo naturalmente spinti in luoghi inadeguati, ma molto amichevoli come Facebook. Penso che sforzarsi di usare il tempo per cercare un blog interessante invece di perderci negli aggiornamenti di stato pieni di condivisioni farlocche stia solo a noi, ma per esperienza vi dico che scoprire da soli pensieri interessanti è quanto di più appagante possa offrire il Web.
A proposito di blog "molto" interessanti: www.chefuturo.it, www.elenafavilli.com

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domenica 25 marzo 2012


L'avevo intuito a Roma, ma adesso ne ho la certezza, partecipare ad un evento non basta, bisogna "socializzarlo". La tendenza si può notare anche nella moribonda TV, che in parte sta tentando di rimanere a galla coinvolgendo i propri ascoltatori con improbabili pagine Facebook dove poter commentare le prodezze dei "Naufraghi al silicone" o dei "Reclusi alla parolaccia". Purtroppo o per fortuna, un po' l'argomento, un po' il mescolare due media ancora distanti, il risultato non è propriamente interessantissimo.

Negli eventi seri, le cose vengono fatte in maniera più organizzata e moderna, così ci sono persone che si occupano esclusivamente di cogliere  i pensieri più illuminati provenienti dai social più diffusi e di sintetizzarli in una sorta di storia. Storify permette di fare proprio questo, raccogliere facilmente in un'unica pagina i post scritti dagli utenti, qualunque sia l'applicazione utilizzata. Per spiegare l'utilità della cosa ho bisogno di un esempio, quindi vi voglio parlare di un evento svoltosi ieri, organizzato dalla Biblioteca Fucini di Empoli, il Bye Bye Book, dove si è parlato di ebook, self publishing e del futuro dell'editoria. Purtroppo non si può seguire tutto ciò che accade d'interessante, bisogna anche lavorare, ma grazie al lavoro di Marta Traverso, ho potuto leggere con calma il riassunto dell'evento mescolato agli interventi in tempo reale delle persone collegate principalmente tramite Twitter. I libri e la rivoluzione digitaleGli strumenti di self publishingI nuovi autori, sono i tre Storify della giornata, per chi è interessato all'argomento.

La cosa che più mi affascina è che quasi mai gli strumenti a nostra disposizione vengono usati nel modo pensato dal loro creatore e che l'evoluzione degli stessi provoca la nascita di ulteriori strumenti che ne completano l'utilizzo. Gli argomenti interessanti sono tanti, troppi, Facebook viene utilizzato sempre di meno dagli addetti ai lavori, per la sua incapacità di separare facilmente i temi frivoli da quelli che non lo sono affatto, Twitter è meglio, ma è uno strumento del presente, è difficile da utilizzare per seguire una cosa di ieri.

Siete bravi a sintetizzare, a cogliere le frasi topiche, a scrivere velocemente? Iscrivetevi a Storify, partecipate ad un evento, trovatelo sui Social network e muniti di IPhone/IPad, provate a narrarne la storia, forse tra voi c'è il giornalista del futuro.

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