L'attesa


La riflessione è maturata ascoltando la maestra di mio figlio parlare agli alunni durante una gita in un bellissimo agriturismo, ha detto: "bambini, qui in campagna è diverso, è la natura che detta i tempi e noi dobbiamo rispettare il suo corso per goderne i frutti". In effetti, l'olio nuovo arriva a novembre, le castagne a ottobre......, ogni stagione ha i propri frutti. Da qualche anno, diciamo quindici, i supermercati ti spiattellano in faccia ogni sorta di prodotto di stagione per tutto l'anno, che oltre ad avere un costo energetico spropositato, venendo da ogni parte del mondo, perdono il proprio legame con la tradizione locale, che è sempre legata ai prodotti stagionali. Ma non è tanto il problema della tradizione che mi perplime, quanto il fatto che si perde il rituale dell'attesa, che unita al gusto del prodotto crea un'esperienza complessiva superiore alla semplice degustazione.

Il problema non riguarda solo il cibo, ma tutta l'offerta produttiva attuale, oggi tutto è "on demand", "perché vedere il film che ti piace il lunedì alle 21,00, con il nuovo decoder puoi rivederlo con comodo quando vuoi", senza attesa. Io penso che questa opportunità in realtà sia un'arma a doppio taglio, in quanto i nostri impegni più o meno importanti dettano le nostre abitudini, gli appuntamenti fissi ci spingono ad organizzarci meglio e proprio come accade con il cibo ci permettono di godere anche dell'attesa. Mi rendo conto che si tratta di un'opinione personale, ma nel mio caso l'on demand finisce per diventare qualcosa d'altro da fare, mentre l'appuntamento che non programmo io e che non può essere rimandato, se mi interessa non lo perdo.

Potrei continuare con i giocattoli dei bambini, che li ricevono tutto l'anno on demand e ai compleanni non aprono neanche i pacchetti dei regali, o me da bambino che passavo ore a sfogliare Vestro e Postal Market nell'attesa del Natale. 

Ok, ho mischiato le mele con le pere, ma è per fare capire il senso dei miei pensieri e poi voglio un po' di critiche, fatevi sotto!

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