domenica 27 novembre 2011


La riflessione è maturata ascoltando la maestra di mio figlio parlare agli alunni durante una gita in un bellissimo agriturismo, ha detto: "bambini, qui in campagna è diverso, è la natura che detta i tempi e noi dobbiamo rispettare il suo corso per goderne i frutti". In effetti, l'olio nuovo arriva a novembre, le castagne a ottobre......, ogni stagione ha i propri frutti. Da qualche anno, diciamo quindici, i supermercati ti spiattellano in faccia ogni sorta di prodotto di stagione per tutto l'anno, che oltre ad avere un costo energetico spropositato, venendo da ogni parte del mondo, perdono il proprio legame con la tradizione locale, che è sempre legata ai prodotti stagionali. Ma non è tanto il problema della tradizione che mi perplime, quanto il fatto che si perde il rituale dell'attesa, che unita al gusto del prodotto crea un'esperienza complessiva superiore alla semplice degustazione.

Il problema non riguarda solo il cibo, ma tutta l'offerta produttiva attuale, oggi tutto è "on demand", "perché vedere il film che ti piace il lunedì alle 21,00, con il nuovo decoder puoi rivederlo con comodo quando vuoi", senza attesa. Io penso che questa opportunità in realtà sia un'arma a doppio taglio, in quanto i nostri impegni più o meno importanti dettano le nostre abitudini, gli appuntamenti fissi ci spingono ad organizzarci meglio e proprio come accade con il cibo ci permettono di godere anche dell'attesa. Mi rendo conto che si tratta di un'opinione personale, ma nel mio caso l'on demand finisce per diventare qualcosa d'altro da fare, mentre l'appuntamento che non programmo io e che non può essere rimandato, se mi interessa non lo perdo.

Potrei continuare con i giocattoli dei bambini, che li ricevono tutto l'anno on demand e ai compleanni non aprono neanche i pacchetti dei regali, o me da bambino che passavo ore a sfogliare Vestro e Postal Market nell'attesa del Natale. 

Ok, ho mischiato le mele con le pere, ma è per fare capire il senso dei miei pensieri e poi voglio un po' di critiche, fatevi sotto!

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lunedì 21 novembre 2011


I
n tutta la Rete, ma in Italia in particolare è diffuso il costume che se una cosa è facilmente prelevabile ciò la rende automaticamente gratuita e al grido di "ma fanno tutti così" le persone utilizzano senza remore opere che sono coperte da diritti d'autore.

Oggi non voglio fare il bacchettone, non vi dirò che la cosa mi indigna, perché in effetti il vetusto copyright è superato sotto tutti i profili. Ribaltiamo il problema: come proteggo una mia opera da un utilizzo che per ragioni economiche, etiche o personali... può essere contrario al mio volere?
Negli Stati Uniti il problema è stato affrontato ed è stata trovata una soluzione già da molti anni, quasi dieci per la precisione, si chiama Creative Commons.

Si tratta di una no profit di San Francisco che ha trasformato il concetto stesso di diritto d'autore, dividendo i diversi tipi di diritti che un'opera può possedere, lasciando scegliere singolarmente all'autore il numero e l'entità dei diritti riservati. A seconda della licenza adottata, quindi, sarà possibile un riutilizzo dei contenuti programmato.

Il 30 settembre come sapete ho assistito al TedX di Roma ed il primo intervento è stato quello di MOHAMED NANABHAY, che tra le altre cose è stato colui che ha portato il Creative Commons in AlJazeera, la cosa non mi ha colpito subito, ma quando mi è ricapitato di leggere di questa persona, ho voluto approfondire questa tematica e sono andato a vedere come funzionava questa nuova metodologia di assegnazione dei diritti d'autore, e sono arrivato qui: http://cc.aljazeera.net/.

Utilizzare questa formula è facilissimo, basta visitare il seguente link http://creativecommons.org/choose/ e rispondere alle domande relative al tipo di restrizioni che vogliamo adottare, poi automaticamente verrà creata una porzione di codice da inserire nella nostra pagina web e il gioco è fatto.

Personalmente ho già aderito a questa comunità inserendo la mia Licenza Creative Commons in tutti i post da me pubblicati, in seguito mi organizzerò per gli altri miei media.

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venerdì 11 novembre 2011


Il mio lavoro e quello di molti altri da ormai tanti anni è stato quello di eliminare la carta dalle scrivanie, ma qualcosa deve essere andato storto, poiché non solo abbiamo fallito, ma la situazione è addirittura peggiorata. Cosa è successo?

Per prima cosa stampare è diventato troppo facile ed economico, così si tende ad abusare delle velocissime multifunzione disseminate negli uffici. In secondo luogo non ci siamo liberati delle "Cariatidi", presenti soprattutto nelle biblioteche che difendono strenuamente la loro poca conoscenza osteggiando l'ingresso del digitale che le taglierebbe fuori dai processi produttivi; la cosa è un po' mitigata nelle grandi aziende, dove i programmi di Work-Flow vengono utilizzati, poiché i dirigenti sono chiamati a rendere conto delle spese e risparmiare su carta e tempo diventa vitale, ma nella maggior parte degli uffici siamo ancora "dappiedi a la Santa Croce". Fortunatamente la natura provvederà e quando finalmente i Nativi Digitali entreranno nei luoghi di lavoro la cosa si risolverà da sola, ma siamo sicuri che questo sia un bene?

Matteo, ma sei scemo? No ragazzi, neanche un po' e vi spiego perché:

La capacità di un media di contenere dati è inversamente proporzionale alla durata del media stesso, così la Stele di Rosetta contiene pochissime informazioni, ma le contiene da migliaia di anni, mentre ad esempio un dvd contiene molti dati, ma non sappiamo per quanto (poco) tempo, inoltre ci siamo accorti che il linguaggio con il quale vengono memorizzati i dati cambia completamente nel giro di pochissimi anni, infatti già oggi abbiamo grosse difficoltà a leggere database degli anni 90, assurdo!

La mia posizione è Ibrida naturalmente, ritengo che le informazioni prive di scadenza debbano mantenere un formato analogico, mentre quelle a termine debbano essere memorizzate digitalmente.
Analogico: Libri, album fotografici, documenti di possesso, lettere personali.....
Digitale: Fatture, volantini pubblicitari, riviste periodiche....
Voi che ne dite?

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sabato 5 novembre 2011


Di aspetti mutati dall'avvento dell'informazione digitale ce ne sono tanti, ma quello di cui voglio parlare oggi riguarda la gestione della memoria. Non voglio andare troppo lontano nel tempo, parliamo degli anni 90, i mezzi per memorizzare le nostre gesta si limitavano alle macchine fotografiche e alle telecamere analogiche, solo che le une venivano usate quasi solo in gita, in chiesa e ai compleanni, le altre pure.

A parte le situazioni citate, sarebbe stato impensabile memorizzare altri avvenimenti. Memorizzare, oggi riprendiamo tutto, sempre, ma a quale prezzo? La ripresa e parlo per esperienza, ci fa perdere completamente l'avvenimento ripreso, sia che si tratti di un compleanno che di una partita di tennis, noi scambiamo la possibilità di riguardare infinite volte surrogati di realtà con l'esperienza di vivere intensamente un'esperienza una sola volta.

Possiedo ore di film e migliaia di foto che ho ripreso personalmente e delle quali ho vissuto un'esperienza castrata dall'obbiettivo e che non provo piacere a riguardare, perché mi sono comunque perso l'originale, mentre ricordo ancora alcune situazioni lontanissime nel tempo, ma vissute così intensamente che non scambierei mai con le loro registrazioni, mentre altre non le ricordo, ma forse non erano importanti.

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