lunedì 9 gennaio 2017

Opera di Paolo Gojo Colasanti - via della Vasca Navale, 79 - Roma
Quale ragione spinge un uomo di 45 anni a parlare di StreetArt? Il motivo principale è che il fenomeno ha radici lontane nel tempo, di oltre 30 anni.

Il mio primo contatto con la Arte di Strada risale alla prima metà degli anni 80, periodo di nascita e sviluppo dell'attuale fenomeno: HipHop che in quel periodo era suddiviso principalmente in tre correnti:
  • Rap Music
  • Brakdance
  • GraffitiArt
Io fui conquistato dal ballo che praticai per qualche anno, ma non rimasi impermeabile alle altre due espressioni della nuova cultura. Al tempo la GraffitiArt fece fatica a emergere, perché a differenza di musica e danza, era difficile da diffondere al di fuori delle zone periferiche della città, la Rete Internet non esisteva ancora.

Murale tratto dal Film Beat Street 1984
A contribuire alla diffusione del movimento furono 2 film: Archive - Beat This! A Hip-Hop History - Malcolm McLaren in New York più concentrato sulla Breakdance e Beat Street che mescolava tutte le componenti dell'HipHop raccontando la tragica storia di un Graffitaro del Bronks di nome RAMO.
La StreetArt era nata, ma lo stile ancora grezzo, gli strumenti di lavoro ancora poco performanti e soprattutto l'ostilità delle forze dell'ordine nei confronti degli artisti, ne limitarono la diffusione al di fuori dei grandi centri urbani americani, almeno fino all'arrivo di Internet.
Oggi il fenomeno della StreetArt è in pieno sviluppo e le maggiori città italiane e mondiali stanno diventando autentici musei all'aperto, ospitando le opere dei maestri del 3° millennio. La possibilità di diffondere finalmente le opere tramite la rete ha stimolato i migliori talenti a dedicarsi all'arte di strada e ha spinto le città ad investire in soluzioni in grado di ridurre il dilagante degrado.

A conferma di quanto detto voglio mostrare il lavoro dell'artista italiano più famoso nel mondo, il grandissimo Blu che non si limita a utilizzare Internet per disseminare il proprio lavoro, ma rende la rete addirittura indispensabile per godere della sua arte, in modo tanto originale, quanto incredibilmente creativo.



Al di là di espressioni artistiche fuori dagli schemi, le caratteristiche comuni a tutte le opere di StreetArt sono:
  1. Valorizzazione di aree degradate
  2. Il palcoscenico è quasi sempre una grande città
  3. Le opere appaiono in luoghi non pensati per ospitare arte
  4. Spesso non esiste una guida esaustiva


 Valorizzazione di aree degradate

L'aspetto più interessante dell'arte di strada è che viene realizzata quasi sempre nelle zone urbane da riqualificare, in un certo senso questo è l'aspetto che la rende più distante dall'arte classica, dal Medioevo al Rinascimento e oltre, l'arte pubblica è sempre stata realizzata in luoghi molto importanti e centrali, quasi sempre cattedrali o chiese. Il ruolo della nuova arte è diverso, riesce a valorizzare interi quartieri popolari, richiamando centinaia di visitatori ogni giorno. Uno dei più famosi in Italia è a Roma e si chiama Tor Marancia, luogo completamente rivoluzionato grazie al progetto Big City Life.
Molto interessante anche il famosissimo progetto Muro che ha interessato l'area del Quardaro, attraverso moltissimi contributi di artisti italiani e stranieri.
Progetto Muro, zona Quadraro - Ron English - Senza nome


Il palcoscenico è quasi sempre una grandi città

I migliori street artist cercano di realizzare le proprie opere nelle grandi città, sia perché in genere hanno una zona periferica più degradata e quindi più adatta a essere rivalorizzata, sia perché le opere possono essere viste da molte più persone, ma i centri urbani di grandi dimensioni sono dispersivi e raggiungere le aree periferiche non è sempre agevole, spesso non sono neanche raggiunte dalla Metro. Avendo dedicato ben tre giorni alla ricerca di opere a Roma, ne confermo la difficoltà estrema.


Le opere appaiono in luoghi non pensati per ospitare arte.

Se andiamo a visitare un museo, una chiesa, una mostra... Siamo mentalmente preparati a cosa ci attende, viceversa se stiamo passeggiando in città, intenti a perseguire i nostri scopi giornalieri, non siamo pronti a trovarci difronte un'opera d'arte appena creata sul muro di un palazzo. Per chi è in grado di approfittare di queste occasioni, questo è l'aspetto più straordinario dello stile urbano: la sorpresa. Incredibile come l'interesse di un visitatore possa essere spostato in un luogo precedentemente anonimo o peggio ancora: degradato.

Coffee Break - Etam Cru


Spesso non esiste una guida esaustiva

Ogni museo che si rispetti possiede una guida da consultare per essere visitato, ma come si può fare questo in una città? In realtà esistono molte app che svolgono egregiamente il loro compito, come ad esempio StreetArt Roma, ma tutte mancano di una caratteristica fondamentale:

La creazione condivisa dei contenuti

Ho visitato Roma con il solo scopo di individuare e documentare i migliori esempi di StreetArt della capitale, fotografandoli e geolocalizzandoli nella mappa sottostante.
Il mio lavoro è inevitabilmente incompleto, ma non ho mai avuto la pretesa di creare la mappa definitiva della città, non da solo almeno.

Le possibilità di cocreazione offerte da una mappa di Google sono incredibili, purché vengano sfruttate a dovere, da un collettivo di persone.
L'idea è di invitare chiunque voglia contribuire all'arricchimento delle informazioni, dando accesso all'editazione della mappa, in modo da permettere di caricare nuovi contenuti, arricchire quelli presenti, correggere eventuali errori.

Per partecipare al progetto dovete solo richiedermi l'accesso in modifica alla mappa tramite mail, individuare, fotografare, geolocalizzare e condividere, ma non prima di aver visionato il mio lavoro, dove potrete gustarvi opere di Ron English, Blu, Ozmo, Iacurci, Gio Pistone e molti altri.

Cliccate le icone colorate per iniziare il viaggio e buon divertimento.

venerdì 17 ottobre 2014

Foto dell'evento a cure delle studentesse del Master in Comunicazione delle Scienze
Uno dei miei tweet durante lo svolgimento di #SocialPeer recitava più o meno così: non mi sono mai sentito tanto +Ibrido Digitale come oggi. La ragione di quest'affermazione sta nell'aver vissuto una due giorni dove si sono alternate sul palco degli speakers, la generazione dei #TardiviDigitali che mi precede anagraficamente e quella dei #NativiDigitali che mi sta davanti. Anche durante le pause ed i pranzi ho potuto dialogare indifferentemente con gli uni e con gli altri senza dover assumere posizioni da difendere. Il risultato è stato un arricchimento culturale importante, favorito da un'ospitalità da parte dell'Università che non so come potrò mai ricambiare.
-Matteo Piselli-

Come si comunica la scienza in rete? Io dovrei saperlo, dopo aver conseguito il titolo di Master in Comunicazione delle Scienze presso l'Università di Padova. O comunque saperne qualcosa (e non tutto, perché di imparare non si finisce mai). Eppure quando Cristina Rigutto mi ha mandato l'invito al convegno "Pubblica, Blogga, Twitta. Fare carriera nella scienza oggi" mi è sembrato di tornare studentessa, anche se leggevo quella mail dalla scrivania di un ufficio che ormai da parecchi mesi sembra la mia seconda casa.

E forse un po' studentessa lo sono tornata davvero, durante le giornate del 2 e 3 ottobre passate all'Osservatorio Astronomico di Padova, sede dell'evento. Un po' perché ho rivisto volti noti della mia esperienza universitaria - +Leopoldo Benacchio, +Cristina Rigutto, +Alessandro Pascolini e Federico Neresini  - susseguirsi al microfono a raccontare cosa vuol dire comunicare la scienza oggi, un po' perché nello stream Twitter c'ero anch'io assieme agli altri studenti e professionisti presenti, e un po' perché in un anno sono cambiate molte cose su come si fa comunicazione scientifica (basti pensare a Google+, che a inizio master non consideravo nemmeno un Social Network). Ah, e poi per le belle persone che ho rincontrato in quei due giorni dopo averne fatto la conoscenza a #mcsopen, tra cui +Matteo Piselli e +Roberta Zanella, che a sentirli parlarmi come a una loro pari ancora un po' strano mi fa.

Cosa mi ha colpito di questa due giorni?

Innanzitutto la comunicazione tra pari che si è instaurata in aula: "Pubblica, Blogga, Twitta" non è stata una semplice conferenza in cui dei "guru" hanno dato dei consigli su come comunicare la ricerca, ma un momento di interazione tra chi "ne sa" di comunicazione o di scienza e vuole condividere la propria esperienza. In questo senso sono stati determinanti lo streaming video su You Tube (una bella novità di quest'anno al Master) e le conversazioni su Twitter con gli hashtag #socialpeer e #fuorisessione (a questo link gli Storify di +Elena Milani).

Mi è piaciuto molto poi lo stupore con cui molti "scettici" sono usciti da quell'aula. Giovedì ho visto arrivare ricercatori che consideravano Twitter solo uno strumento attraverso cui la veline condividono i loro selfie. Venerdì li ho visti crearsi un profilo proprio durante la conferenza e iniziare a twittare la loro esperienza, con hashtag e mention, e anche qualche foto.

Cosa mi porto a casa?

Il volume "Twitter per ricercatori", il ricordo di due belle giornate di condivisione e la consapevolezza che di figure che sappiano comunicare in modo corretto e critico la scienza c'è una reale necessità. E soprattutto che, in quest'epoca di relazioni digitali, c'è sempre più voglia da parte degli scienziati di interagire con chi sa comunicare, perché hanno voglia che le persone sappiano che loro stanno contribuendo davvero al futuro del nostro paese.

Tutte le foto dell'evento sono state scattate dalle studentesse del Master in Comunicazione delle Scienze dell'Università di Padova.

martedì 30 settembre 2014

La realtà aumentata migliorerà l'esperienza cognitiva dell'arte?


La percezione che la maggior parte delle persone ha dei Google Glass è distorta, spesso esagerata, così gli ultimi film di fantascienza ed il continuo evolversi della tecnologia hanno modificato terribilmente le nostre aspettative, gli effetti speciali straordinari sono diventati effetti normali ordinari.

Qualche giorno fa sono stato invitato a partecipare ad un Tour a Venezia, guidato e documentato attraverso un'applicazione che fa uso dei famosi occhiali e ho deciso di condividere le mie impressioni:

Un prodotto di alta tecnologia deve essere semplice nell'utilizzo, ma soprattutto ci si deve dimenticare subito di averlo addosso, esaltando i contenuti, altrimenti l'entusiasmo iniziale viene presto sostituito dalla noia. I Google Glass sono e restano uno strumento, è l'attività dei programmatori nel tirarne fuori le capacità di comunicazione che rende l'esperienza dinamica e utile.

Non ho intenzione di raccontarvi il tour, poiché il video lo descrive perfettamente, vi basta pensare che al posto della signorina ci sia io, il percorso è stato lo stesso e l'esperienza è ben documentata.


Durante la prova non mi sono limitato a provare il giocattolo tecnologico, ho cercato di scoprirne le funzionalità, ne ho testato i limiti, ho fatto corsette improvvise, voltafaccia repentini, ma soprattutto un mare di domande; il mio interesse era chiaro, poter replicare l'esperienza in un contesto diverso, un museo all'aperto ad esempio, come il +FUSEUM Centro d'arte e parco museale di Brajo Fuso.

Gli occhiali funzionano, in modo semplice e restituendo esattamente quello che promettono, senza baracconate, non distraendo l'utente, ma migliorandone l'esperienza, soprattutto se il luogo oggetto della visita è stato correttamente georeferenziato e documentato in fase di programmazione; nel caso di Ok Venice il lavoro svolto è stato eccellente, tanto che più che documentare i luoghi della visita, si viene guidati a scoprire dettagli che ad occhio nudo passerebbero certamente inosservati.




Una corretta implementazione del software accompagnata da un'approfondita conoscenza dei contenuti, permettono di organizzare un percorso di Storytelling che può portare ad un'esperienza Transmediale, in un puzzle di informazioni che derivano da media diversi e portano a raccontare un'unica storia.

Ritengo che i musei rappresentino il luogo migliore dove sviluppare un'applicazione legata ai Google Glass, in quanto la concentrazione necessaria a seguire le istruzioni e le informazioni derivanti dal device, in un ambiente esterno sono troppo disturbate dalla vastità dell'orizzonte, mentre al chiuso, il limite degli spazzi permette di costruire un percorso guidato più agevole e soprattutto più semplice da pensare per chi lo implementa.


L'aspetto economico va considerato, perché l'acquisto degli occhiali non è sufficiente a produrre un risultato soddisfacente e i lavori di:
  • Programmazione
  • Scelta dei contenuti
  • Implementazione dei contenuti
  • Geolocalizzazione
  • Test
andranno ad incidere del 1000% sul costo del device, quindi sarà importante capire se vi sia effettivo beneficio nell'utilizzo. Un Museo all'aperto, dove l'inserimento di contenuti esplicativi, tanto analogici, quanto digitali, può essere problematico è certamente un buon punto di partenza, per superare tecnologie ormai datate come l'utilizzo dei QR code.

Ringrazio +Mara Gotti in rappresentanza di tutto il team di Ok Venice per avermi invitato, +Daniela Buglione e +Marinella Scarico che si sono confrontate con me dopo aver provato la stessa esperienza.

mercoledì 4 giugno 2014

Intervista a Marianna Merler artista trentina e social amica di vecchia data


Correva il lontanissimo anno 2011, avevo appena riscoperto l'arte dopo anni di buio assoluto e stavo utilizzando il web per scoprire nuovi canali per approfondire la mia scarsissima conoscenza della materia.
Mi imbattei nel Premio Celeste, un concorso d'arte contemporanea che aveva in se tutte le dinamiche del social network, ma limitate ad un pubblico esclusivamente appassionato d'arte.
Dichiarandomi da subito come esordiente totale, ho iniziato a stiudiare l'arte di +Marianna Merler, così riconoscibile ed originale, la contattai subito, volevo una sua opera nel mio blog di allora, una versione molto primordiale di questo, lei accettò e diventammo Social Amici.
Alcuni giorni fa ho condiviso una sua opera che è piaciuta moltissimo alle più disparate tipologie di persone, così mi sono deciso ad intervistarla ed inauguro volentieri la riapertura del blog con la sua intervista.

Ciao Marianna, parlaci un po' di te, quando hai capito di avere l'arte e che strumenti didattici hai utilizzato per espandere le tue capacita creative.

Ho capito di avere un forte legame con l'arte all'età di tre anni quando ho chiesto in regalo per Natale cavalletto, tele e colori. Ovviamente sono stata accontentata subito, anche perché mia mamma era stufa di imbiancare continuamente i muri dato che era lì che mi esprimevo. Penso c'entri anche un discorso di dna, dato che mio papà ed i suoi fratelli sono tutti artisti e musicisti.


Io non sono e forse mai sarò un esperto, ma la mia mamma era la direttrice di una galleria d'arte quando ero bambino, così la bellezza è sempre stata intorno a me pensi che di possa godere dell'arte senza essere esperti? Pensi che questo sia più difficile quando si parla di arte contemporanea?

Io credo che la "bellezza", "gusto", "estetica" (chiamalo come vuoi) è una cosa innata che uno ha dentro, conosco gente che ha fatto studi artistici e non ha creatività e gusto e gente che li possiede di natura. Ovviamente la scuola/accademia aiuta, ma un pochino devi avercelo tu dentro. Sicuramente sia tu che tua mamma siete dotati di questa sensibilità. L'arte contemporanea, secondo me, va interpretata più che ammirata, un Botticelli ed un Leonardo non puoi non amarli, ma un Basquiat o un Rotko (ne cito due a caso) o piacciono o non piacciono. Ovviamente questo è un mio personalissimo pensiero!


Marianna al lavoro
Il premio celeste, dove per la prima volta ho visto la tua arte è un vero social network popolato di artisti ed appassionati, un luogo dove confrontarsi per misurare le proprie capacità e farsi aiutare ad affinare la propria tecnica, ma è quasi sconosciuto ai non addetti ai lavori, perché secondo te?

Premio Celeste per me è un social network fantastico, lì ho conosciuto moltissimi artisti ed appassionati e trovo il premio molto bello! Non credo che abbia poche utenze, credo invece che ne abbia molte, l'arte è seguita e creata in quantità, ma ovviamente è di nicchia se paragonata ad un social dove chiunque può aderire, vedi ad es. facebook.

Nel tempo ho conosciuto diversi artisti, ma nessuno in grado di costruire una strategia di comunicazione efficace, a mio parere il problema sta nella scarsa socialità dei creativi puri, molto poco disponibili alla condivisione, qual è il tuo parere?

Io penso che l'artista (mi ci metto dentro pure io) è principalmente un introverso, riesce ad esprimersi in immagini e non a parole, io sono la prima che non si sa promuovere e sponsorizzare; ed è vero, c'è molta diffidenza, anche perché spesso si conoscono persone (come le definiva un mio carissimo professore "affittacamere") che ti invitano a mostre nel tal posto, con poca sponsorizzazione, con richieste di soldi esorbitanti , deludenti, che fanno venire molti dubbi ed insicurezze.


I tuoi lavori sono riconoscibili, sia che si tratti di installazioni che di sculture o anche dipinti, le riconoscerei sempre, pensi che in parte il tuo successo possa dipendere da questo?

Io ho la fortuna di avere creato un filone abbastanza riconoscibile della mia arte, c'è comunque un ventennio di sperimentazione alle spalle, inizialmente più introspettivo che è "il mio mondo" e che mi ha fatto con gli anni uscire dal guscio ed esprimere come "vedo il mondo". La forma sferica, il colore rosso ed altri elementi si sono susseguiti negli anni ed è forse questo il segreto...

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Tempo fa hai fatto una mostra in Cina, come è andata la trasferta dall'altra parte del mondo?

Ho fatto una mostra a Shanghai nell'agosto 2012, era organizzata da una galleria di Treviso con un gruppo di artisti veneti, io ero l'unica trentina, è stata una bella esperienza, ma quella più emozionante è stata nel gennaio 2012 a New York, ero l'unica italiana della mostra internazionale e mi sono sentita come una star! Esporre all'estero ti dà una carica ed una visione globale a 360° dell'arte e lo consiglierei a tutti almeno una volta nella vita!


Ultima domanda: mi piacerebbe vedete una tua mostra dal vivo, quando pensi di organizzarne una nel centro Italia, in caso potrei ospitarla al Fuseum, non appena finiti i lavori di ristrutturazione, ci stai?

Al momento non ho mostre programmate in centro Italia, ma sarei onorata di poter esporre prossimamente :)


Grazie Marianna ci vediamo al Fuseum!


Marianna Merler - Il suo percorso artistico è vario, sempre in via di ricerca e sperimentazione; iniziato su basi pittoriche, che tuttora utilizza, si è espanso in questi anni verso la fotografia, il video, le installazioni e le videoinstallazioni.

www.mariannamerler.com

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